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Più di mille donne uccise dal '93: "Donne di Sabbia" testimonia il femminicidio messicano

01/06/2012 14:45

"Donne di Sabbia" è uno spettacolo di testimonianza e di denuncia sul femminicidio di Ciudad Juarez (Messico).
In questa città, dal 1993, sono più di un migliaio le donne barbaramente assassinate e altrettante
quelle scomparse solo per il fatto di essere donne; le autorità messicane, a tutti livelli, non fanno nulla per fermare questa ondata di crimini.
La maggioranza delle vittime sono giovani operaie delle maquiladoras, fabbriche di assemblaggio, in un contesto violento quale può essere una città crocevia del narcotraffico come Ciudad Juarez.
Serial killer? Traffico di organi? Snuff movies? Prove di ammissione alle bande criminali? Si sono
susseguite tante ipotesi ma l'indifferenza e le deboli indagini hanno permesso che il rapimento, lo stupro, l'uccisione delle donne abbiano alla fine un unico responsabile: l'impunità.
Il drammaturgo messicano Humberto Robles ha scritto "Mujeres de arena" raccogliendo le
testimonianze dirette delle vittime attraverso i loro diari o dai racconti dei loro familiari. "Donne di sabbia" è rappresentato in varie parti del mondo e in Italia è portato in scena dal gruppo omonimo di Torino, con il patrocinio di Amnesty International e la collaborazione di diverse associazioni che lottano contro la violenza alle donne.
Con 60 repliche dal 2006, "Donne di sabbia" ha coinvolto migliaia di spettatori nel denunciare il
dramma del femminicidio che si consuma a Ciudad Juarez.
Oltre alla denuncia, si vuole anche esprimere la solidarietà alle associazioni messicane che si
oppongono a questo crimine, fra le altre, Nuestras hijas de regreso a casa la cui co-fondatrice,
Marisela Ortiz, è stata insignita della cittadinanza onoraria di Torino nel 2008.
Marisela Ortiz ha inoltre creato il "Proyecto Esperanza" rivolto agli orfani del femminicidio, figlie/i ma anche sorelle e fratelli piccoli delle vittime che, con laboratori e attività educative, vuole strappare questi giovani alla spirale mortale della violenza.
Le denunce e le pressioni internazionali, in testa Amnesty International, hanno portato a qualche forma di intervento: le indagini sulla scomparsa di una donna ora vengono avviate dopo 24 ore e non dopo 48, alcune maquiladoras organizzano bus aziendali per il trasporto delle operaie dai loro quartieri alle fabbriche.
Ma il femminicidio non si arresta e, se continua ad accanirsi contro le donne di Ciudad Juarez,
colpisce le attiviste dei diritti umani, uccidendole o minacciandole di morte come nel caso di
Marisela Ortiz, che ha dovuto abbandonare il Messico per continuare la sua lotta o come nel caso
di Norma Andrade (co-fondatrice di Nuestras hijas de regreso a casa e madre di una delle giovani
vittime barbaramente assassinate) che ha già subito due attentati.
A Torino si è creato il Tavolo per Juarez (formato da Amnesty International, Sur società umane
resistenti, Donne di sabbia, Donne in nero, Casa delle Donne, Urzene, Antropocosmos), un
osservatorio permanente sul femminicidio di Ciudad Juarez.

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