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Oggi cosa rimane degli storici legami tra Pinerolo, cavalli e cavalieri? L'analisi.

22/04/2016 8:26

Politici pinerolesi indifferenti e incapaci hanno consentito che ci portassero via tutto

 Pinerolo, l’equitazione e la cavalleria: rimarrà solo un ricordo.

 

-Servizio di Dario Poggio -

 

Quante pagine scritte con passione ed orgoglio sono state dedicate all' indissolubile legame che unisce Pinerolo, l'Equitazione e la storia della Cavalleria? Leggi anche qui: http://goo.gl/9cC9cG .  Molte, tante pagine che hanno testimoniato di grandi ardimenti, di audacie individuali e collettive e di memorabili record sportivi. Pagine che avrebbero dovuto e potuto risvegliare le coscienze un po' assopite di una città che era ed è ancora considerata per eccellenza (nonostante tutto) la "Città della Cavalleria". Cavalieri e Cavalli hanno fatto da sempre parte integrante di Pinerolo, icone di un mondo militare e sportivo che hanno dato una caratteristica ed un' impronta di indelebile fama a Pinerolo. Purtroppo, per molti anni, nonostante i molteplici richiami a questo grande patrimonio culturale, è stato fatto ben poco per valorizzarlo, quasi fosse un obsoleto, superato retaggio del passato lasciando andare via da Pinerolo istituzioni di grande fama come l'Accademia Militare di Veterinaria e la Scuola di Mascalcia trasferitasi al centro militare veterinario di Grosseto. Inoltre, l'ultima riorganizzazione /ristrutturazione dell'Esercito Italiano (per adeguarlo ai tempi e per far quadrare bilanci sempre più tirati),  ha fatto si che anche la storica caserma "Bouchard", sede del Nizza Cavalleria", venisse definitivamente chiusa e il "Reggimento più antico d' Italia" dal 1º luglio 2013 trasferito dalla sua storica sede pinerolese per insediarlo nella caserma di   Bellinzago Novarese, inquadrato nella Brigata Alpina Taurinense. Ed è purtroppo notizia di questi giorni che anche il Centro Ippico Militare del Reggimento Nizza Cavalleria, che aveva come sede operativa la "Cavallerizza Caprilli" ("la più antica struttura "coperta" per equitazione italiana e, all'epoca della sua costruzione", la più grande d’Europa) sarà trasferito a Torino e la " Cavallerizza" rischia di essere abbandonata ad un inevitabile degrado! Tristi, dolorose, insanabili ferite per Pinerolo! Allora, cosa rimane delle antiche tradizioni equestri della città? Fortunatamente qualcosa di concreto c’è ancora ed è il "Museo Storico dell'Arma di Cavalleria" – da difendere con tutte le forze - (un museo dai ricchissimi e preziosi contenuti unico in Italia e tra i più famosi al mondo) ubicato nella mitica caserma Principe Amedeo (poi Generale Fenulli) antica sede della "Scuola d'Applicazione di Cavalleria " scuola che ebbe fama internazionale e da cui uscirono i migliori cavalieri vincitori di trofei in tutte le competizioni equestri mondiali. Nel maggio del 2015, dopo molti anni di assenza (dal 1996) è finalmente rinata (per volontà dell'Amministrazione Comunale e dell’Associazione Didattica di Podologia Equina e Mascalcia - ADiPEM-) una nuova scuola di Mascalcia presso il "Centro del cavallo di Abbadia Alpina"; una realtà / istituzione civile che ha lo scopo di offrire agli studenti universitari del settore approfondimenti sulla materia della podologia equina ed a coloro che esercitano o vogliono intraprendere l'attività di maniscalco un percorso altamente formativo con il rilascio finale di un attestato qualificante. In merito, proprio 5 marzo 2016, è avvenuta la consegna, agli studenti che hanno partecipato alla prima sessione formativa, degli attestati di " Operatore addetto alla Mascalcia". Bisogna ricordare che da quando Pinerolo ha perso uno sponsor d'eccezione come l'avv. Giovanni Agnelli, si deve principalmente all'encomiabile ed instancabile impegno del Generale Angelo Distaso (già comandante del Nizza Cavalleria, Consigliere Comunale della città e Presidente dell'Associazione sportiva " Federigo Caprilli" ed ai contributi della Regione Piemonte, dell'Amministrazione Comunale e della FISE) se Pinerolo ha mantenuto e potrà, speriamo, mantenere ancora in futuro un concreto legame con il mondo sportivo equestre continuando, pur tra mille difficoltà e sacrifici economici, la sua lunga tradizione con un razionale utilizzo delle nuove strutture della "Scuola Nazionale di Equitazione di Pinerolo" di Abbadia Alpina. A tal proposito, è da rimarcare, la recente visita agli impianti pinerolesi del Presidente Nazionale del Coni Giovanni Malagò e dal presidente regionale Gianfranco Porqueddu segnalando inoltre che la Federazione Centrale ha recentemente organizzato, nell’impianto pinerolese, uno stage dei migliori cavalieri ed amazzoni selezionati in Piemonte, Liguria e Valle d' Aosta. Una struttura (fortemente voluta dal generale Distaso) che dovrebbe essere considerata un "Fiore all'occhiello", un prezioso patrimonio della città ma che per vari e noti problemi, soprattutto di gestione economica, rischia di essere relegata ad un ruolo forse minore delle attese. Purtroppo le strutture sportive di un certo livello (in generale) se non sono supportate ed accompagnate nel tempo da concrete strategie di marketing e di business a livello nazionale ed internazionale e da adeguate sponsorizzazioni (commerciali ma anche politiche...) possono assai rapidamente degenerare in onerose cattedrali nel deserto... (ma speriamo in bene...).  Comunque, a proposito di positive iniziative, vogliamo evidenziare anche l’Associazione Sportiva Dilettantistica Centro Sport Equestri Pinerolo. G.i.r. fondata nel 1978, con lo scopo di "Popolarizzare lo sport equestre nel più ampio senso ecologico e ricreativo " e la recentissima prestigiosa mostra internazionale " Cavalli e Cavalieri - Dalla preistoria alla prima guerra mondiale " che dal novembre scorso fino al 29 maggio di quest'anno consente un viaggio, un percorso storico veramente completo ed unico sull'argomento dei cavalli e sulla storia della cavalleria in generale. La mostra è distribuita su tre sedi (la magnifica Chiesa seicentesca di S. Agostino, il Museo Nazionale Storico dell'Arma di Cavalleria e la Biblioteca Civica Alliaudi). Una mostra che finalmente pone in primo piano, evidenzia ed attualizza gli storici legami tra la città e le sue tradizioni equestri. Infatti, al di là di tutto, è ancora ben vivo nei pinerolesi il ricordo di quello che è stato il periodo più fascinoso della storia della Cavalleria cioè quello intercorso dalla metà dell'ottocento fino alla prima guerra mondiale, ossia gli anni della " Belle Epoque". In quegli anni dagli antichi fasti, in quell’epoca poetica e romantica l’Arma della Cavalleria raggiunse l’apice della fama, dell’importanza, dell’eleganza, dello stile. A Pinerolo nel 1848 venne trasferita da Venaria Reale la “ Scuola Militare di Equitazione” al comando del colonnello Saibante e da questa data, Pinerolo, visse con i suoi Cavalleggeri gli anni più magici, più belli della sua lunga storia. Pinerolo diventò centro di mondanità internazionale: vi giungevano, infatti, Re, Principesse, nobili e cavalieri da tutte le nazioni e da tutti i continenti per apprendere e migliorare l’arte equestre (tra i moltissimi, illustri personaggi che prestarono servizio, come ufficiali, nell’arma di Cavalleria a Pinerolo ricordiamo il senatore Giovanni Agnelli e, in anni relativamente più recenti, l’avvocato Giovanni e suo fratello Umberto). Il “ Circolo Ufficiali “della Scuola di Cavalleria era il fulcro di questo mondo fascinoso, vi erano esposte, nei suoi magnifici e rilucenti saloni, centinaia di preziose coppe d’argento, trofei equestri vinti nei vari concorsi ippici.  Splendide inoltre le sue sale da ballo, del biliardo e delle carte dove gli ufficiali amavano intrattenersi a conversare ed a rilassarsi e poi, in Pinerolo, il “Circolo Sociale” che, con i più noti e rinomati caffè della città, era ritrovo abituale degli ufficiali e dei militari.

Le loro splendide divise, gli elmi dorati, le lucenti sciabole, le lunghe mantelline azzurre, conferivano un alone di straordinaria eleganza e fascino alla città.  Proprio in quegli anni (correva il 1888) dopo la fresca nomina a sottotenente del Reggimento “Piemonte Reale” arrivava a Pinerolo, per frequentare la Scuola di Cavalleria, il giovane Federico (Federigo) Caprilli, colui che rivoluzionerà il modo di cavalcare in tutto il mondo ideando, studiando ed applicando il “metodo naturale”, consistente in una nuova, moderna tecnica equestre che ottimizzò di molto le prestazioni del cavallo seguendone il naturale istinto. Federico Caprilli, livornese, non era nobile e neppure particolarmente ricco (qualità essenziali – almeno una - per essere ammessi all'epoca in cavalleria come allievi ufficiali, tranne qualche rarissimo caso che, comunque, confermava la regola) ed inoltre era molto alto di statura (contrariamente ai requisiti ottimali richiesti di un’altezza media) per cui alla prima selezione venne giudicato (ironia della sorte) non idoneo all’Arma! Fortunatamente, grazie ad una successiva, significativa raccomandazione... (già all'epoca...), riuscì a farsi ripescare e ad essere ammesso in Cavalleria. Il capitano Caprilli, oltre che genio dell’arte equestre, era anche un inguaribile dongiovanni, un vero “ tombeur de femmes” dell’epoca (nobildonne, contessine, duchesse ma anche semplici ed avvenenti popolane furono sue appassionate amanti) dote che gli procurò molta invidia e molti nemici (soprattutto tra i suoi superiori) i quali cercavano di mantenerlo in ”ombra” negandogli promozioni e osteggiandogli la carriera con ogni scusa tanto che venne addirittura trasferito in un battaglione di “ punizione”. La sua bravura di cavaliere era incontestabile ed incontenibile (con la sua tecnica, infatti, vinse moltissimi concorsi ippici che gli procurarono ingenti somme di denaro) e la sua fama e notorietà superò i confini nazionali diventando, come si direbbe oggi, una star, un campione sportivo di assoluto livello internazionale. Amico fraterno del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio (anche lui ufficiale di Cavalleria e cofondatore con Giovanni Agnelli della Fiat) rimase terribilmente colpito dall’improvvisa oscura morte dell'amico Emanuele (all’epoca si parlò di suicidio ma con forti perplessità).  Purtroppo, tre anni dopo, una sorte quasi analoga colpirà anche Caprilli. Infatti, la morte lo colse, a soli trentanove anni, per una banale caduta da cavallo in una stretta via di Torino. Un fatto incredibile, assurdo, ancor oggi avvolto nel mistero (furono chiaramente uditi degli spari da alcuni passanti che lo videro cadere, si parlò di complotto in alte sfere, di servizi segreti, ecc...) ma, stranamente, nessuna indagine fu effettuata, nessuna autopsia venne fatta. Il capitano, fu cremato ed i funerali si svolsero in forma strettamente privata con pochissime persone presenti. Le sue ceneri furono tumulate nella cripta funeraria del castello di Fubine a fianco dei suoi due più grandi amici la contessina Sofia ed il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio. Con la morte di Federico Caprilli, iniziò quella che possiamo definire la parabola discendente della “ Cavalleria” intesa come inscindibile connubio di cavalieri, virtù e cavalli. La “ Cavalleria “ e la “ Belle Epoque” miti che fecero sognare intere generazioni di uomini e di donne... si avviavano inesorabilmente al tramonto. I tempi sono, infatti, cambiati ... nulla è più come prima ma, “L’Arma della Cavalleria”, oggi modernizzata, meccanizzata ed adeguata ai tempi continua e continuerà sempre a ricoprire un ruolo importante nell’Esercito Italiano e negli Eserciti di tutto il mondo perpetuando così la sua millenaria tradizione. La speranza è che Pinerolo considerata ancora " Città della Cavalleria per eccellenza" trovi le energie propositive e le risorse necessarie per esserne sempre degna custode ed instancabile promotrice.

Nella foto una delle ultime immagini della presenza dei militari del "Nizza" a Pinerolo.

                                                                                                          Dario Poggio

 

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