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Assolto il pinerolese Riccardo Ravera: aveva arrestato Totò Riina. Giudici contro i teoremi

05/12/2017 9:12

di Dario Mongiello

direttore@vocepinerolese.it

Assolto! E adesso chi ripaga il maresciallo aiutante, sostituto di pubblica sicurezza, dell’Arma dei carabinieri, Riccardo Ravera, conosciuto come “Arciere” colui che, nel 1993, con il capitano “Ultimo”, aveva messo le manette al capo dei capi della mafia Totò Riina? Chi ripaga Ravera dell’arresto, avvenuto nella sua casa di Piscina il 17 marzo del 2008? Un arresto che ieri si è dimostrato errato, farlocco, figlio di teoremi o, forse, della conseguenza di altre motivazioni che vanno al di là di un semplice teorema giudiziario. Un “alto livello” che aveva già coinvolto, negativamente, il capitano “Ultimo”.  Ovvero, colpiti, ma non affondati, alcuni carabinieri che avevano agito seguendo la giustizia, il coraggio di non proteggere Riina, il coraggio di agire a dispetto dei servizi segreti, dei politici, degli “alti comandi”, con l’unico vero scopo di consegnare alla giustizia un sanguinario mafioso.

Questo è Riccardo Ravera un maresciallo dei carabinieri che ha subito l’onta di un arresto, di una condanna in primo grado nel 2014, di una gogna mediatica indecente. Un militare che ha sempre fatto il suo dovere, con professionalità, competenza e coraggio. Quello stesso coraggio che gli ha permesso di affrontare l’arresto, il carcere ai domiciliari, subire 30 udienze in tribunale e guardare sempre dritto negli occhi tutti: dai PM che lo accusavano, ai cittadini che incontrava per strada.

Ieri, i giudici Prunas Tola, Ceravone, Rivello della Corte d’appello di Torino, 4 sezione, hanno assolto Riccardo Ravera ribaltando la sentenza del 2014. Assolto dall’accusa di falso, di aver preparato una falsa relazione su un furto di mobili avvenuto nella palazzina di Caccia di Stupinigi nel 2004. Furto organizzato da un gruppo di Sinti di Carmagnola. Ravera, da bravo investigatore, era riuscito a individuare in Adraino Decolombi una “fonte” (fu redatta una relazione interna su questa vicenda) per risalire agli autori del furto e al ritrovamento dei mobili antichi.  (Operazione che avvenne grazie a un incessante lavoro investigativo fatto con competenza. Forse Ravera era troppo bravo in un mondo di mediocri).   Lo stesso Decolombi (coinvolto nella vicenda ) confermò quanto dichiarato da Ravera.  Ieri dei Giudici hanno firmato una sentenza che fa onore all’Italia, Giudici che non si son basati su teoremi ma sui dati di fatto, sulle carte. Dopo tanto fango finalmente una luce di verità.

Già, ma chi ripagherà Ravera di tutto il fango che gli è stato gettato addosso? Chi lo ripagherà di aver lasciato l’Arma dei Carabinieri? Chi lo ripagherà delle umiliazioni subite, della sofferenza della sua famiglia?

Ravera è rimasto l’uomo di sempre, non cerca vendette, ma a una nostra domanda così risponde: “Voglio ringraziare i giudici che hanno deciso sui fatti e non sui teoremi”.

Questo è Riccardo Ravera.

Finita la storia? Forse no perché a qualcuno piacerà opporsi a questa sentenza e ricorrere in Cassazione.

Nella foto di Dario Mongiello,  Riccardo Ravera (a destra) in servizio a Pinerolo. Con lui l’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Pinerolo Massimiliano Puca

 

 

 

 

 

 

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