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Gianluca Favetto e lo scrittore Philipp Winkler e il suo primo romanzo “Hool” . Salone del libro

15/05/2018 21:08
Gianluca Favetto presenta lo scrittore tedesco Philipp Winkler e il suo primo romanzo “Hool” (editore romano, "66thand2nd") leggendo direttamente l’incipit. Il protagonista, Heiko, scalda fra le mani il paradenti che gli sarà utile quando si troverà a menar le mani. Il moderatore dell’incontro chiede una fotografia dei personaggi del romanzo. «Heiko, ex galeotto finito in carcere per omicidio, organizza combattimenti illegali. Viene da una famiglia problematica, il padre è un alcolizzato, dopo essere caduto dal tetto, lavorando in un’azienda edile. La madre ha lasciato la famiglia». La sorella, Manuela, ha studiato, insegna, è sposata, ha una casa, «tutto quello che manca ad Heiko»; cerca di trovare i compromessi necessari per riunire la famiglia. L’amico Kai studia economia e commercio e sogna di avere un buon lavoro, magari in una banca a Londra. Jojo ha la passione dell’allenamento del calcio nei club giovanili. Ulf è enorme, pianifica di avere un figlio ed ha un lavoro ben pagato in banca. Tutti sono “hooligans”, a parte Joel.
Favetto approfondisce l’importanza di ciò che si muove attorno al calcio, la vita che c’è più che la partita in sé. Richiama il Timpen, la birreria di Hannover scelta come sede dagli hooligans, ultimo bastione della cultura calcistica locale. Ma gli hooligans sono veri tifosi?
Winkler scompiglia le carte, «si può essere hooligans senza interessarsi di calcio, basta il combattimento, lo scontro fisico per accumulare adrenalina e scappare dalla quotidianità». E’ un “cliché” ritenere che gli hooligans non siano veri tifosi perché tumultuosi; la maggior parte degli hooligans sono tifosi così come la maggior parte della gente in Germania.
«Quello di cui si parla in tutto il romanzo è la ricerca di identità, connessa alla squadra con cui sei cresciuto».
Favetto domanda a Winkler se anche lui si schieri contro la commercializzazione del calcio moderno. Tifa per l’Hannover 96 «sempre mal messa ma essere in Bundesliga è già un successo. E’ uno sviluppo che non esiste solo a livello calcistico, non può fermarsi. Le squadre sono società per azioni, aziende vere e proprie». Winkler vive a Lipsia, «una città interessante dal punto di vista calcistico». Ci sono due squadre, la BSG Chemie e il Lokomotive Leipzig, una delle squadre di maggior successo nella DDR. «Quando la Red Bull è arrivata in serie B tutti erano contro, non la volevano. Non piaceva perché non sono partiti dal basso ma si sono comprati la licenza per cominciare già in quinta lega».
Lo scrittore italiano chiede un approfondimento sul padre Hans e sullo zio Axel. «Per Heiko, lo zio, grande e grosso, è un idolo fin da piccolo». Un momento importante è la visita allo stadio. «Lo zio è contornato da altri tifosi, tutti lo salutano, gli portano la birra. Il padre appare insignificante, si muove male, cerca di tenere il ritmo dei tifosi con le urla. Lo zio è il capo degli hooligans che vuole tirare su Heiko come successore».
Qualche domanda sullo scrittore. «Cos'hai messo di te nel libro?» «All'inizio», accenna Winkler, «condividevo con Heiko la difficoltà di far vedere le mie emozioni. Mi è costato parecchio tempo superarla».
«Perché hai cominciato a scrivere usando come cornice il calcio?» «Ho studiato scrittura creativa a Hildesheim. Un amico mi ha dato un consiglio semplice, "cerca di essere sicuro di trovare un tema che ti interessi ancora tra quattro, cinque, dieci anni. Mi sono seduto a casa ed ho riflettuto. Sono sempre stato tifoso di calcio. In lingua tedesca non c'era nulla che parlasse degli hooligans, dal punto di vista letterario», al di là dei saggi. “Non lo chiamerei mai un romanzo sul calcio o sugli hooligans”, al centro si sono “persone umane, le loro storie, i personaggi, l’azione drammaturgica”.
“Che lettore sei?” “Molto lento, mi servono sei mesi per un libro, talvolta in un mese ne leggo dieci. Mi piacciono i film, le forme di arte figurativa, i mass media, i fumetti. Anche quella è una forma d’arte!”
 
Piergiacomo Oderda
 
 
 
 

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