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Libro: "Le fedeltà invisibili" di Delphine De Vigan. Salone del libro. Torino

15/05/2018 20:54
“Les loyautés” (le lealtà) è il titolo francese del testo “Le fedeltà invisibili” di Delphine De Vigan. Marcello Fois in sala blu del Salone del libro  di Torino esprime «omaggio, apprezzamento e ringraziamento per Margherita Botto» che ha tradotto il testo per i tipi di Einaudi. Un libro breve solo in apparenza, «la letteratura è un corpo sensibilissimo, la scrittura produce libri in cui risuonano altri libri o altre sensazioni che ci accompagnano. E’ un libro di figli, genitori, docenti, relazioni». Fois parla di “meravigliosa concentrazione”. «Quanto conta la responsabilità di genitori, intellettuali, professori nell’ipotesi di felicità dei nostri figli, della generazione che segue?». «Une grande question» per De Vigan, «il ruolo che si gioca, ciò che si trasmette, valori, sapere, cultura, anche involontariamente (“malgré nous”) è al centro del libro». «Cosa trasmettiamo ai nostri figli?», incalza Fois. De Vigan è consapevole che «una parte importante della vita dei nostri figli ci sfugge», intende proprio «esprimere il lato opaco dell’adolescenza». Fois nota nel romanzo la presenza di adulti non abbastanza cresciuti, di adolescenti che hanno il destino di occuparsi degli adulti, di insegnanti che si prendono responsabilità che non gli spetterebbero. Chiede se si configura un modello di “reazione sociale”. De Vigan non accetta «la generalizzazione di una situazione. Nel gesto dello scrittore non c’è la volontà di dimostrare qualcosa. Nella mia scrittura parto sempre dal più profondo, dalla sensazione maturata nel descrivere una situazione particolare. Tanto meglio se si rivela qualcosa del mondo».
Fois si riallaccia ad un romanzo precedente, “Niente si oppone alla notte” (2013) dove la scrittrice francese racconta in prima persona «un’esperienza bruciante, personalissima», dove «le piccole cose si riverberano in maniera estrema». «Che tipo di scrittrice sei quando il progetto parte da sé stessi o come in questo caso è più esterno rispetto all’esperienza diretta?». De Vigan: «Non c’è una differenza così importante. Ho scritto due romanzi biografici, poi ho scritto delle finzioni. Anche le "fiction" partono dalle mie domande, dai sentimenti. Il lavoro dello scrittore parte da queste immagini che si hanno in mente e cerca di diventare specchio del mondo in cui vive», in un movimento dall'interno all'esterno.
La conversazione tocca un tasto scottante,.Fois riscontra che «chiunque viva in coppia sa che l'altro è un enigma. Ci si ama anche a patto di rispettare i segreti?». De Vigan si riferisce al personaggio di Cécile che ha coscienza di aver letto questa riflessione su una rivista femminile. «Quando Cécile scopre il lato oscuro ("sombre") del marito, non è più possibile fingere e vivere con quest'uomo. La vita di coppia si costruisce attraverso narrazioni reciproche, mitologie comuni. Nella coppia ognuno ha la sua menzogna».
Fois accenna a «piccole mitologie domestiche, mogli che sopportano il racconto sovraesposto del marito, sorridono e approvano anche se non corrisponde a verità», mentre il marito tace sui "deficit" della moglie. 
Fois loda il libro in quanto attento al "côté" femminile della storia, «uomini e donne hanno lo stesso tipo di forza e debolezza, dipende da come la esercitano sul campo nel corso della relazione».
 
Piergiacomo Oderda
 
 

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