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FOTO. “Liberi di fare”

12/06/2018 12:22
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LE FOTO
di Piergiacomo Oderda
Palloncini colorati con il logo di un omino che spezza le catene accompagnano la lettura da parte di due bravi attori e doppiatori, Barbara Cinquatti e OlivieroCappellini, di alcuni testi a sostegno dei diritti dei disabili. La manifestazione “Liberi
di fare” che si svolge davanti al Municipio di Torno per poi proseguire in un piccolo corteo fino a piazza Castello trae origine da una lettera aperta inviata a Gentiloni lo scorso novembre da Maria Chiara ed Elena Paolini, giovani attiviste marchigiane in carrozzina. Vivono a Senigallia ma studiano a Londra, Elena ha 21 anni e si occupa di relazioni internazionali mentre Maria Chiara, 26 anni, ha seguito un master per
insegnare italiano agli stranieri. “Come butta?” è il simpatico approccio della lettera
all’allora Presidente del Consiglio per poi precisare la denuncia. “Da sole, non
riusciamo a fare quelle cose che la gente di solito fa se vuole restare viva. Le nostre
assistenti agiscono al posto delle nostre gambe e braccia, e questo ci permette di
"fare cose vedere gente". I contributi statali attuali, di entità diversa di regione in
regione, sono niente più che un'elemosina. Spesso non possiamo neanche fare una
cosa normale come cercare lavoro, perché semplicemente non possiamo
permetterci una persona che ci vesta tutte le mattine, e lo spiegate voi al mio capo
che non dispongo pienamente del mio tempo? Vogliamo che venga dato a ciascuno
secondo il proprio bisogno di assistenza”.
Segue la lettura dell’articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con
disabilità “Vita autonoma ed inclusione nella comunità”. Al punto b) si legge: “le
persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di servizi di sostegno
domiciliare, residenziale o di comunità, compresa l’assistenza personale necessaria
per permettere loro di vivere all’interno della comunità”.
Si passa all’esperienza di Stefano Giraldi che sognava “una vita in cui il lavoro
avrebbe rappresentato lo strumento privilegiato per sentirmi adulto, per contribuire
allo sviluppo della società, un lavoro gratificante e utile da svolgere con impegno e
determinazione. Ora eccomi qua a ventinove anni con il mio diploma e dieci anni di
tirocini lavorativi alle spalle, alcuni dei quali di notevole complessità esecutiva come
quando in un’azienda metalmeccanica ero addetto alternativamente all’inserimento
dei dati excel, all’archiviazione delle offerte, all’inserimento preventivi, a inviare fax e,
motivo per me di grande orgoglio, anche alla produzione dall’italiano all’inglese di
mail e di facili testi per i colleghi anzianotti che non avevano una grande confidenza
con le lingue straniere”. Recentemente un’azienda gli ha proposto un tirocinio
finalizzato all’assunzione, “ma ho la sindrome di Down, da poco ho ottenuto
l’invalidità al 100 per cento e usufruisco dell’indennità di accompagnamento. Per
poter iniziare il tirocinio ho dovuto sottopormi alla valutazione delle residue capacità
lavorative. Qui accade l’inverosimile. Effettuo una visita di fronte a una commissione
INPS che non mi ascolta, la cui presidente ripete per ben due volte che il problema è
l’indennità di accompagnamento e che, interrogata in proposito, cita una fantomatica
norma secondo la quale sarebbe incompatibile con la possibilità di lavorare. Dopo
circa due mesi ricevo il verbale che mi definisce incollocabile. Eppure una legge c’è,
una legge dello Stato, la 508/88 nella quale è scritto che l’indennità di accompagnamento non è incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Potete immaginare quanto questa circostanza abbia fatto soffrire me e la mia
famiglia, tuttavia ciò che più mi affligge è considerare con quanta superficialità e
mancanza di sensibilità oltre a una palese non conoscenza delle leggi vengano
affrontate questioni riguardanti in profondo la vita delle persone, le loro aspirazioni e
i loro bisogni”.
Si cita un passaggio del testo di Alessandra Sarchi, “La notte è la mia voce”
(Einaudi, 2017). “Passiamo l'intera vita a spiare, cercare di conoscere e curare un
involucro che ci rimane in larga parte ignoto e che si deteriora secondo dopo
secondo, tradendoci innumerevoli volte, mentre a noi tocca sostenerlo sino alla fine
senza mai potercene liberare”. Reagisce Roberto Tarditi, “Alessandra, il tuo pensiero
è stupendo ma il mio corpo deforme l’ho odiato per trentacinque anni perché me
l’hanno fatto odiare. Ma da quando il cancello della Piccola Casa della Divina
Provvidenza si è spalancato per lasciare a Piero (Defilippi) e a me finalmente libera
la strada verso casa nostra, verso la nostra indipendenza ho iniziato a curare e
amare il mio corpo. Piero con la sua ironia e semplicità risponde a domande un po’
imbarazzanti e pietistiche ma Piero essendo una persona solare e positiva dice: “ma
sì, la vita è bella, merita di essere vissuta”. Ha l’obiettivo di “aiutare le altre persone
disabili a prendere coscienza della propria individualità, delle proprie abilità residue,
delle possibilità grazie anche all’assistenza più avanzata di vivere una vita
indipendente”.
Conclude l’incontro Germano Tosi, protagonista dall’inizio del percorso del
Movimento per la vita indipendente. “Nel maggio del 1991 è costituita ENIL Italia
(European Network on Independent Living), network italiano per la vita indipendente.
L’importante legge nazionale 162 del 1998 introduce la possibilità dei pagamenti
indiretti. ENIL Italia ha condensato in un Manifesto per la Vita Indipendente
i principi fondanti della sua attività. Secondo tali principi per le persone con disabilità,
la Vita Indipendente è il diritto di poter vivere proprio come chiunque altro. Avere la
possibilità di prendere decisioni riguardanti la propria vita e di svolgere attività di
propria scelta, con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilità. Ciò
comporta il diritto all'autodeterminazione della propria esistenza per affrontare e
controllare in prima persona, senza nessuna decisione esterna o di altri, il proprio
quotidiano e il proprio futuro. In definitiva: libertà nonostante la disabilità”.
E’ quanto si dichiara nella locandina della manifestazione, “chiediamo che vengano
assicurati gli interventi sanitari e sociali domiciliari obbligatori per legge e che venga
erogata una somma, commisurata al bisogno individuale, ad ogni persona con
disabilità (con limitazioni di qualunque tipo - fisico, sensoriale, intellettivo) a cui serva
assistenza personale per l’attuazione del proprio progetto di vita indipendente”.
Piergiacomo Oderda

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