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Cavour ed il pinerolese all'ombra della ghigliottina, con terribili lotte, lutti e sacrifici

10/07/2018 13:50

di Dario Poggio

 

 

Terza parte

(Sul sito vocepinerolese.it gli articoli precedenti. Leggi qui. Prima parte: https://goo.gl/vvhy5T . Seconda parte: https://goo.gl/bcGyuA

 

Intanto, dal Reno e dal Danubio arrivavano notizie incoraggianti per i Realisti ed i nemici di Napoleone; le armate della seconda coalizione Austro-Russe avanzavano vittoriose scacciando i francesi dal Veneto e dalla Lombardia. I francesi fuggirono da Torino e si trincerarono a Pinerolo per la difesa. Gli Austro-Russi entrarono in Torino senza opposizione al comando del principe Vasilèvic . L’Amministrazione centrale, i fanti ed ussari francesi a questo punto fuggirono anche loro da Pinerolo riparando in Francia.

La reazione dei nuovi padroni non si fece attendere, infatti vennero proscritti tutti coloro che avevano fatto parte del governo repubblicano. I Russi saccheggiavano un po' dovunque, si ubriacavano, rubavano e mangiavano di tutto comprese le candele di sego. I cittadini piemontesi terrorizzati dalla fama di terribili barbari dei Russi si trinceravano nelle case.

A Pinerolo, il 2 giugno 1799, venne reintegrata la vecchia amministrazione la quale, come primo provvedimento, per dare assistenza alle truppe Austro-Russe, emanava un aumento immediato delle tasse.

La popolazione piemontese era ridotta allo stremo.

Anche a Cavour, il 4 giugno, venne reintegrata l’amministrazione realista sabauda ma senza vendette o violenze particolari anzi alcuni elementi repubblicani vennero riconfermati anche nella nuova amministrazione.

Ma le cose stavano nuovamente per cambiare infatti, Napoleone rientrato dall’Egitto, passò il valico del San Bernardo e con una azione fulminea sconfisse gli Austriaci a Marengo in un’ epica battaglia dalle sorti incerte fino all’ultimo.

Il 20 giugno i francesi rientravano a Torino tra le manifestazioni di gioia di una strabocchevole folla assiepata lungo il percorso della strada di Francia.

Napoleone tuttavia arrivò a Torino solo 4 giorni più tardi per insediare il nuovo governo cittadino.

Il Piemonte venne nuovamente annesso alla Francia e suddiviso in sei Arrondissements.

Vennero soppressi ordini , conventi , titoli nobiliari e gli stemmi compresi quelli dei Vescovi e dei Cardinali per assumere tutti il semplice titolo pubblico di “ cittadino” ( anche se i titoli continuarono, di fatto, ed essere usati in privato con il prefisso di ex…). Tutti i cittadini piemontesi furono obbligati a portare sul vestito una coccarda con il tricolore francese.

Non furono troncati però del tutto i rapporti con la confessione cattolica infatti Napoleone la usò e la piegò ai suoi scopi solennizzando con Messe e “Te Deum” le sue principali vittorie militari e si inventò di sana pianta addirittura un " San Napoleone" da far venerare...!

Napoleone ordinò, inoltre, la costruzione della nuova strada del Monginevro per collegare Pinerolo con la Francia e il nuovo ponte in pietra sul Po a Torino.

Ma la guerra continuava senza posa e la Francia reclamò anche i suoi figli piemontesi ( con arruolamento coatto ) , giovani che combatteranno con onore e , purtroppo, in moltissimi moriranno, in Spagna e nella terribile e tragica campagna di Russia ( La 31° Brigata di Fanteria Leggera napoleonica era composta in maggior parte da soldati arruolati a Pinerolo e nei paesi del pinerolese). Si stimano in 50.000 i soldati italiani ( provenienti da molte regioni ) che combatterono con grande onore nella campagna di Russia salvando anche la vita allo stesso Imperatore .

A Cavour, il 3 agosto 1800, l’ Amministrazione fece innalzare un nuovo “ Albero della Libertà “ nella piazza principale ma durante la posa questo cadde a terra, con gran fragore, colpendo mortalmente un povero operaio.

Il 1808 fu per Cavour ed il pinerolese l’anno drammatico del terremoto. Il sisma iniziò il 2 aprile alle 5,45 del mattino con la prima violenta scossa e proseguì con molte altre scosse minori per molti giorni rendendo inagibili moltissime abitazioni ed anche la parrocchia di San Lorenzo. Fortunatamente non si registrarono vittime. Molti, a causa di un odore di zolfo percepito nell’aria, ritennero che stava per manifestarsi un vulcano nel monte Vandalino di Torre Pellice ; la cosa risultò infondata e la commissione d’inchiesta del Vassalli Eandi concluse che in realtà non si manifestarono evidenti sollevamenti del terreno, crepacci o sicure emanazioni solforose che facessero temere il risveglio di qualche vulcano sotterraneo ( ma la paura aleggiò per molti mesi ancora ) .

A Roma il 10 giugno 1809 i francesi invasero il Quirinale ed il Papa Pio VII ( che aveva scomunicato Napoleone) ed il cardinale Bartolomeo Pacca, Segretario di Stato Vaticano, vennero arrestati e banditi da Roma.

Una carrozza trasportò in Francia il Papa , mentre il cardinale Pacca venne inviato al confino nella fortezza di Fenestrelle ( più precisamente negli alloggiamenti di Forte San Carlo dove ancora oggi è visitabile la stanza/prigione - fredda , umida ed infestata dai topi come descrisse il Cardinale - che lo ospitò coattamente per tre anni ) .

Dopo anni di gloria e di vittorie la stella di Napoleone volgeva però inesorabilmente al tramonto; sconfitto nella battaglia di Lipsia dagli alleati europei nell'ottobre del 1813, Napoleone abdicò il 14 aprile 1814, e fu esiliato nell'isola d'Elba.

Nel marzo del 1815, abbandonata furtivamente l'isola, sbarcò a Golfe Juan, vicino ad Antibes e rientrò a Parigi per il periodo detto dei "Cento giorni"senza incontrare opposizione, riconquistando il potere ed armando nuovamente un nuovo e potente esercito tra cui i fedelissimi veterani della " Guardia" , finché nella battaglia di Waterloo del 18 giugno 1815 non venne definitivamente sconfitto dalla settima coalizione.

In precedenza , nella primavera del 1814 , dopo la sconfitta di Lipsia , undici divisioni francesi attraversarono mestamente Pinerolo e risalirono la val Chisone verso la Francia ed il forte di Fenestrelle spalancò le sue porte liberando i prigionieri tra cui , il sopra citato, Cardinale Pacca.

Il 20 maggio del 1814 ritornò sul trono del Piemonte Vittorio Emanuele I° che rimise in vigore tutto il vecchio ordinamento feudale.

Venti anni di storia con terribili lotte, lutti, sacrifici ma anche molte conquiste sociali vennero d’un colpo, inesorabilmente cancellati. Era il triste epilogo del mito della : “ Libertè, Fraternitè, Egalitè

 

 

Dario Poggio

 

 

 

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