Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Martina (PD): Le “periferie”, “recuperare la dimensione popolare”. “Sentimentale”,

11/07/2018 18:45
“Laboratorio periferie” in via Baltea è un interessante locale incastonato nella periferia torinese, scelto dal PD per invitare il neo segretario Maurizio Martina. Al centro dell’incontro, il nuovo libro di Gianni Cuperlo, “In viaggio. La sinistra verso nuove terre” (Donzelli, 2018). Introduce Andrea Giorgis, “la sconfitta del 4 marzo è qualcosa che ci impegna ad una riflessione senza precedenti. Occorre una rifondazione, una ricostruzione politica e culturale. Occorre mettersi in viaggio verso nuove terre,  con coraggio e determinazione” ma con la consapevolezza di “muoversi in  terre sconosciute con il bagaglio di un’esperienza che rappresenta il nostro modo d’essere”. E’ difficile inverare il principio di uguaglianza, “la dignità di ogni essere umano. C’è bisogno di nuove ricette ma non di ripensare se questo principio sia il fondamento dello stare insieme. Non va messo in discussione il principio in base al quale il bene ‘cure mediche’ vada assicurato a tutti”. Francesca Chiavacci, presidente ARCI, è provocatoria. “Arci” sta per “Associazione ricreativa culturale italiana”, “l’associazione laica più grande per numero di soci e radicamento territoriale in Italia”. “Smettere di cercare le colpe ma capire le ragioni” della sconfitta. “Procedere ad un bagno d’umiltà, occorre ricostruire un pensiero per tornare a farsi ascoltare”. Uno dei limiti maggiore è stato la “non comprensione di alcuni movimenti”. La sinistra non ha compreso che il patto che teneva insieme democrazia e gestione del mercato si stava rompendo a livello mondiale. “La democrazia non ha avuto la forza di contrastare storture. Si è accettato il mondo così com’è. Un altro mondo è possibile!”. Conclude con tre parole chiave. Le “periferie”, “recuperare la dimensione popolare”. “Sentimentale”, la ricerca di alleanze giuste. Cita l’atto di solidarietà proposto da don Ciotti indossando una t-shirt rossa. “Forse non era troppo di sinistra? Molte persone hanno trovato il modo di non sentirsi sole e di fare qualcosa con il corpo, non con un click”. “I giovani”, “ci siamo trovati con tanta voglia di partecipazione e voglia di cambiamento ma con radicalità”. Un termine, quest’ultimo, che ritorna nell’analisi di Martina. “Nella  comprensione del quadro delicato che stiamo vivendo ci deve stare un’analisi più profonda, la verifica dei nostri limiti”, innanzitutto. C’è la “necessità di un cambio di passo da costruire dentro fasi di trasformazione complesse dove ti metti in moto alla ricerca di terre nuove”. Ringrazia Gianni Cuperlo per le riflessioni “messe nero su bianco”. “Considero questo testo importante per organizzare il riscatto. Noi dobbiamo essere molto lucidi, sinceri, onesti ma penso che dobbiamo organizzare anche la consapevolezza delle opportunità che abbiamo di fronte a noi. Tanti ti domandano se ce la faremo. Io, senza vendere fumo e illusioni, direi che sarà dura ma è possibile. È accaduto anche nella nostra storia che di fronte a situazioni più drammatiche di queste ci sia stata sempre la via del riscatto. Trovo nella nostra storia alcuni degli ingredienti fondamentali per organizzare questa prospettiva. Non sono nostalgico ma sono tra quelli che pensano che le radici siano una cosa seria. Non c’è futuro senza radici” e scatta l’applauso. “Tornare alle radici  non significa guardare nello specchietto retrovisore e attrezzare gli strumenti di un tempo ma ricavare dalla nostra memoria alcune consapevolezze. Siamo dentro un tornante della storia che in termini generali ha costretto la sinistra per troppo tempo a immaginare che la propria funzione fosse quella di educare, accompagnare la fase nuova del capitalismo globale solo nella logica di correggere in po’ il tiro e non nella logica di criticarlo e anzi persino di avere l’ambizione di proporre un modello alternativo. Dobbiamo assumere un approccio certamente più radicale nella nostra capacità di lettura di quello che accade. Per troppo tempo abbiamo messo nel cassetto l’ambizione a essere radicali  nel nome di un riformismo diciamo di governo che ha scambiato la forza del proprio pensiero radicale di  cambiamento con l’idea che per essere accreditati nel campo delle forze di governo tu dovessi cedere dalle tue ambizioni ad avanzare critiche. Se trovavi qualche proposta radicale venivi tacciato come estremista. All’inizio di un lavoro come quello che ci aspetta di riorganizzazione delle idee e del progetto prima ancora che delle persone dico a me stesso e a voi tutti che bisogna davvero metterci a osare di più nella nostra capacità di pensare idee nuove”. 
 
Piergiacomo Oderda
Nella foto il  il neo segretario Maurizio Martina

Commenti