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LE FOTO. La nona conferenza della scuola in Piemonte.

07/09/2018 15:21

LE FOTO

Le note dello “String Quartet Cavour” (due studenti ai violini e altrettanti a viola e contrabbasso) aprono con un movimento allegro di Mozart e Boccherini la nona conferenza della scuola in Piemonte. Juan Carlos De Martin sintetizza il suo ultimo libro, “Università futura. Tra democrazia e bit” (Codice Edizioni, 2017). La società italiana si interroga poco sull’università e, citando Edgar Morin, è difficile capire le sfide di oggi “ma dobbiamo provarci così come ci hanno provato i nostri predecessori”. Cinque sono le sfide globali (democrazia, ambiente, tecnologia, economia, geopolitica) su cui interrogarsi per quanto incidano sull’Italia. Fa sorridere quando cita il caso di Chicago dove, a fronte della previsione di maggiori precipitazioni nei vent’anni a venire, si procede a determinare diversamente la progettazione di un marciapiede o di un impianto di evacuazione per l’acqua. Con un calo del 25% dal 2008 della produzione industriale, l’Italia rischia di essere un paese “ex avanzato”. L’università ha un ruolo nel «far arrivare conoscenze a quante più persone possibili» per farli divenire «pensatori autonomi e critici». Eppure, sinora l’interesse si è incentrato su conoscenze «economicamente utili nel breve tempo trascurando l’educazione di esseri umani e cittadini», si è passati da un’organizzazione normativa incentrata sulla condivisione di una “mission” ad una di tipo utilitaristico. Tra le conseguenze, «montagne di pubblicazioni inutili che nessuno legge». Agghiaccianti le cifre, la media OCSE di laureati in età lavorativa è del 33% (17%, in Italia), tra i venticinque e i trentaquattro anni sale al 41% per l’OCSE (24% in Italia). Tuttavia, è la terza università più costosa in Europa. Dal 2008 al 2016 si è perso il 22% di insegnanti di ruolo e il 20% di immatricolati. Secondo Rampini, i cinquanta mila ricercatori italiani all’estero creano un danno di decine di miliardi, «li formiamo e vanno a lavorare in aziende tedesche, francesi, inglesi». La prospettiva di De Martin è un’università che riscopra la centralità della sua missione educativa, libera di dedicarsi a problemi sociali anche a lungo termine, libera di essere interdisciplinare e di interagire con la società. Fa scalpore la “slide” sull’”università che dice la verità”, «i cittadini hanno il dubbio profondo o fondato che ciò che sentono è contaminato da conflitti d’interesse». Un’università, insomma, al servizio della democrazia.

Il giornalista RAI Beppe Rovera invita ad una tavola rotonda dal titolo “Le responsabilità del presente” alcune figure di spicco del panorama educativo torinese. Magda Ferraris (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti) si fa portavoce di una preoccupazione, «entreremo nelle nostre classi e affronteremo il problema della convivenza tra diversi con angoscia maggiore perché il mondo degli adulti sembra aver cambiato modo di pensare». Fabrizio Manca dell’Ufficio Scolastico Regionale intende sostenere i percorsi di formazione degli insegnanti sull’innovazione didattica. Chantal Catania, geografa, espone un progetto per sondare «come i bambini abbiano vissuto determinate notizie», utilizzando come immagini stimolo le foto dei migranti raccolti dalla nave Diciotti. Riziero Zucchi, “guru” della “pedagogia dei genitori” esordisce con le parole «la scuola è più avanti della società». «La scuola ha bisogno di alleanze, sostiene la famiglia che ha bisogno di prendere consapevolezza della propria missione». Nel focus del pomeriggio, Maddalena Zan della Casa degli insegnanti che festeggia il decennale di fondazione, approfondisce il tema raccontando l’esperienza dei gruppi di narrazione, «dove ci si mette in gioco con tanta voglia di dire e di ascoltare, un’esperienza molto liberatoria». Il metodo «aiuta a mettere in contatto i due mondi (genitori e insegnanti), spesso considerati come contrapposti». Un emozionato Riziero Zucchi comunica «il sogno di papà e mamma di veder crescere i propri figli». Fuor di metafora, «la pedagogia dei genitori è diventata adulta». Il prossimo marzo si celebrerà un convegno a Lugano dove si discuterà sui «genitori come formatori di esperti». Sottolinea il tema della ricerca, «quando una mamma scrive del proprio figlio fa una ricerca». E’ il sapere che parte dall’esperienza, «legato alla quotidianità, all’affetto, alla cura». Roberta Jacopuzzi, insegnante a Settimo, mostra come il modello della pedagogia dei genitori abbia contribuito a creare sinergie tra scuola, ASL, Comune, Servizi sociali, Associazioni e Fondazioni. Legge l’esperienza di una mamma che ha partecipato a questi “insoliti incontri”, dove ci si trova in cerchio con i docenti. «Il gruppo aiuta i genitori per i figli che crescono, aiuta a sentirci meno soli, ci strappa dalla routine quotidiana, è un luogo in cui le emozioni possono fluire liberamente».

Piergiacomo Oderda

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