Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Infoday “Erasmus + per la scuola”

16/11/2018 22:39

di Piergiacomo Oderda

«Le nostre merci viaggiano in Europa ma i cittadini meno». Anna Merlin, delega ai progetti europei per la Città Metropolitana di Torino, apre i lavori dell’Infoday “Erasmus + per la scuola” al grattacielo di corso Inghilterra a Torino. «Il contesto cambia velocemente», avverte la responsabile di “Europe Direct” ponendo una domanda, dal vago sapore filosofico, a Massimo Gaudina, direttore dell’ufficio milanese di rappresentanza della Commissione Europea, «dove stiamo andando?». L’idea di Europa evoca problemi irrisolti, la si intende come «un arbitro cattivo» per gli Stati che non ottemperano a determinati parametri. Specie in Italia c’è «un problema del senso di appartenenza anche nei giovani». Massimo D’Azeglio direbbe: «abbiamo fatto l’Europa, si tratta di fare gli europei». L’organizzazione degli studi è di competenza nazionale, tuttavia «da vent’anni i ministri dell’istruzione si ritrovano periodicamente per scambiarsi buone pratiche». Delinea alcuni risultati, l’abbandono scolastico dal 2010 al 2016 è sceso dal 13,9 al 10,7 (10% obiettivo della strategia europea 2020). «Il futuro ha bisogno di competenze nuove, è sempre più difficile avvicinarsi al mondo del lavoro». Gaudina sottolinea la necessità di pensiero critico e di alfabetizzazione mediatica. Il progetto Erasmus + coinvolge il 3,7% degli studenti universitari, «una piccola percentuale, non sufficiente per far arrivare l’Europa a tutti; un’esperienza non solo accademica ma utile ai fini professionali». Nell’ambito del sistema nazionale di istruzione, emerge un bisogno forte di «intervenire e coordinare, guidare i processi di cambiamento». Mancano di competenze base in campo scientifico e matematico rispettivamente un quarto e un quinto dei giovani, quasi la metà della popolazione europea ha basse competenze digitali. Il mondo del lavoro si trasforma, «la programmazione informatica, la cyber sicurezza, la media literacy» hanno prospettive interessanti di sviluppo. Accenna allo spirito di imprenditorialità, «lo spirito di rischiare, saper trovare idee e mezzi per metterle in pratica». «Il novanta per cento dei lavori del futuro richiedono qualche forma di competenza digitale, due lavori su tre fra quelli che svolgeranno i bambini che quest’anno iniziano la scuola sono lavori che non esistono ancora». Nel 2025, si vorrebbe che i giovani europei completassero la scuola secondaria di secondo grado con l’apprendimento di due lingue oltre la lingua madre. Occorre rendere attraente anche per i giovani la professione del docente. Occorrono «risorse, investimenti, politiche di lungo periodo».

Già il 1996 era stato l’anno europeo dell’apprendimento permanente o lifelong learning. «Molte persone terminano la scuola o l’università pensando che sia finito il tempo dell’apprendimento». Sempre nel 2025 occorre che ogni paese investa il cinque per cento del Pil, nel Nord Europa si destina già ora il sette per cento al sistema dell’istruzione. Nel 2014-20 l’investimento per il progetto Erasmus +  è stato di 14,7 miliardi. Si intende raddoppiare la somma. Si vota in Italia il prossimo 26 maggio per il Parlamento europeo. Si promuove l’iniziativa “Stavolta voto” per i giovani che per la prima volta si recano alle urne, organizzando dibattiti nelle scuole per l’ultima settimana di marzo. Per i neo diciottenni si reitera l’iniziativa del biglietto interrail gratuito. Laura Natali e Lorenzo Guasti dell’Indire (Istituto nazionale documentazione innovazione ricerca educativa), agenzia nazionale di riferimento per il programma Erasmus +, presentano il bando uscito in questi giorni (www.erasmusplus.it/call-2019-erasmus-disponibile-online/).

Piergiacomo Oderda

Commenti