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La spiritualità di Charles de Foucauld

14/12/2018 12:55

di Piergiacomo Oderda

Pierre Sourisseau presenta la sua biografia su Charles de Foucauld (1858-1916) in Facoltà teologica a Torino (ed. Effatà, 2018). Il testo è una traduzione dall’originale pubblicato a Parigi due anni fa per i tipi di Salvator. Da trent’anni l’autore è archivista per la causa di canonizzazione del fondatore morale dell’ordine dei Piccoli Fratelli di Gesù. Riporta le domande poste dalla Congregazione delle Cause dei Santi alla postulazione. La natura dei legami di affetto che lo legavano alla cugina Maria de Bondy; la ricerca continua della sua vocazione; la relazione con i militari francesi; le circostanze della drammatica morte, avvenuta il primo dicembre del 1916. San Giovanni Paolo II approvò il titolo di “venerabile”, venne beatificato il 13 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI. Sourisseau ha lavorato per l’edizione degli “Scritti spirituali” sui manoscritti originali, un’occasione preziosa per «conoscere molto da vicino la sua scrittura e il suo pensiero». Ha voluto riprendere l’itinerario storico del personaggio presentando i periodi meno conosciuti (Trappa e Nazareth). Invita a leggere direttamente i testi che rappresentano una sorta di eredità per chi è colpito dall’«attualità della testimonianza». Enuclea in tre punti gli scopi che Charles de Foucauld intendeva raggiungere con i suoi consigli spirituali: 1) ritorno al Vangelo, assumendo la vita di Gesù di Nazareth come regola di vita; 2) adorazione nell’eucarestia; 3) servire gli uomini, soprattutto i più lontani. Al primo punto, si configura il discepolo che ascolta e obbedisce, «la misura dell’imitazione è quella dell’amore». Il modello è Maria di Betania che «si consacra all’unica sola cosa necessaria, essere in permanenza ai piedi di Gesù per ricevere la sua Parola». Il metodo, indicato all’amico Massignon, consiste nell’imitare parole e gesti di Gesù «come una goccia d’acqua che cade sulla lastra di marmo, sempre allo stesso punto». Annotava nell’ultima pagina di diario, “piangiamo e umiliamoci se non facciamo progressi, se per sfortuna indietreggiamo, ma non scoraggiamoci”. Era consuetudine di Charles de Foucauld raccomandare un quarto d’ora al giorno di adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Infine, l’opera della vita terrena di Gesù è la salvezza degli uomini. Per Charles de Foucauld si tratta delle popolazioni musulmane di Marocco ed Algeria che ha incontrato. Prima di essere evangelizzatori, occorre convertire se stessi. «Si fa del bene non in misura di quello che si fa o si dice ma nella misura di ciò che si è».

Nella fitta corrispondenza che intratteneva si adattava a colui o a colei che scriveva, «preoccupandosi di guidarlo il più intimamente possibile». «In ogni essere umano c’è un fratello, un figlio di Dio, un’anima amata da Gesù». Emergono gli sforzi profusi da Charles de Foucauld per recuperare la lingua e la cultura dei Tuareg. Ha scritto dizionari e ha raccolto le storie orali della loro tradizione.

Piergiacomo Oderda

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