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“Il mondo di Jacovitti” ad Aosta fino al 28 aprile

11/01/2019 10:07

 

di Piergiacomo Oderda

Due dadoni rossi sul gioco del “Patentone” attraggono gli sguardi dei visitatori della mostra “Il mondo di Jacovitti”, curata da Dino Aloi e Silvia Jacovitti (Aosta, Centro San Bénin). Aloi ha curato una mostra sull’artista nato a Termoli nel 1923 e scomparso a Roma nel 1997 in un allestimento presso il Museo dell’Automobile di Torino, ormai vent’anni fa. Cosa ci sia di nuovo lo spiega in un pannello e in un contributo inserito nello splendido catalogo che presenta proprio il “Patentone” in quarta di copertina. Vent’anni fa scoprì «visitando la sua casa/studio sei tavole inedite della storia “I tre re” del 1941. Oggi, la figlia Silvia è tornata in possesso degli splendidi originali degli anni Quaranta come “Pippo e la guerra”, “Mandrago”, “Giacinto il corsaro dipinto”, “Oreste il guastafeste” e l’”On. Tarzan”, disegni che vengono esposti per la prima volta».

Gli occhi si lanciano in quelli che cita Vincenzo Mollica nella prefazione al catalogo, “A parlare saranno i suoi disegni fitti”. Dino Aloi interviene anche nel video al piano rialzato della mostra: «Semplifica il tratto per complicarne la forma e, non pago, in un secondo tempo che possiamo definire di maturità stilistica, ricomplica il segno creandolo con una serie infinita di piccoli tratti a pennino uno accanto all’altro, cosa che si può osservare solo guardando gli originali». «Le panoramiche rappresentano una delle produzioni che identificano meglio l’artista. Particolare attenzione meritano le tavole tematiche». In “Quattro!” si parla di scuola e al bimbo che svela un evidente bernoccolo (“Mi hanno bocciato!”), il papà si sporge dal giornale che sta leggendo e bofonchia “Sei di nuovo passato vicino a quel campo di bocce!”.

Spiega Aloi: «Osservando alcune tavole particolarmente pregne di “folla”, talvolta elaborate in perfette prospettive, è incredibile immaginare l’abilità amanuense con cui sono sviluppate». Alcune immagini dei personaggi creati da Jacovitti sono riportate in mostra a grandezza naturale, come Pecos Bill, un protagonista delle pubblicità del Carosello. Spiccano i disegni sui gelati (1968-72 per Eldorado), rievocando ricordi di infanzia. Nelle vetrine, si notano numeri del Corriere dei Piccoli e alcune copie del Diario Vitt, figlio del giornale “Il Vittorioso”, realizzato tra gli anni Sessanta sino al 1979. «Giunse a diffondere due milioni di copie», sostiene Gianni Brunero. Zorro Kid, nato nel 1968 per il Corriere dei Piccoli, venne animato da Bruno Bozzolo, Coccobill (attualmente di nuovo in edicola), fu inventato per il “Giorno dei ragazzi” (inserto del quotidiano milanese) nel 1957; «grazie all’animazione del compianto Pierluigi De Mas», si realizzò una serie di cartoni animati trasmessi alla Rai, per la precisione 52 episodi di 13 minuti, secondo la scheda di Luca Boschi.

Ricordo una ad una le immagini con cui Jacovitti ha illustrato il libro “Pinocchio” (ed. Ave, 1964), la frustata di Mangiafuoco, Pinocchio che fugge a gambe levate dal pesce che vuole inghiottirlo, la zuffa con i compagni e la nuotata del burattino di Collodi. A dimensione di figura umana, in mostra, Pinocchio col vestito verde fiorito si dondola sulla lettera P. Usciti dal padiglione, si possono ancora ammirare gli autoscatti umoristici degli anni Sessanta (Jacovitti che fa la lingua) vicini ai disegni del 1954, figurine vendute a pacchetto dal titolo “Genti d’ogni paese”. Silvia Jacovitti racconta nel catalogo di un pomeriggio passato al bar col papà in un piccolo paese sotto le Alpi Apuane. «Stiamo in silenzio e guardiamo, io ho imparato a guardare grazie a lui. Guardare è bellissimo perché si possono scoprire segreti e svelare misteri».

In mostra si possono ancora trovare tavole inedite di ricerca «per realizzare dei gadget siano guanti da cucina o cuscini». Colgo una battuta e cito a memoria: alla domanda su chi mandare a dirigere il traffico, si risponde: “Questo mi sembra l’elemento più valido”. Si guarda bene e si intravede un omino con una quantità superiore agli altri di braccia e di mani a disposizione. L’humour di Jacovitti si sprigiona dal minimo dettaglio. Interessante la riflessione di Gian Paolo Caprettini che ricorda «pezzi di salame che esibiscono la parte affettata come un viso e che camminano scodinzolando. Jacovitti è stato anche sovversivo, ma a modo suo e capovolgendo tutto, come un funambolo in equilibrio sulla matita. Un anticonformista davvero con tanti salami e senza tanti salamelecchi».

Piergiacomo Oderda

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