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“Gilets Jaunes” . Dibattito con il sindacato Cub (Confederazione Unitaria di Base).

28/01/2019 15:47

di Piergiacomo Oderda 

Nada Clarera si presenta davanti ad una platea di simpatizzanti del sindacato Cub (Confederazione Unitaria di Base). «Un grande grazie per questo invito. Sono impressionata dal numero dei presenti!». L’incontro prevede l’intervento della militante del sindacato francese “Sud Solidaire” per comprendere il fenomeno dei “Gilets Jaunes”. «Non sono di Parigi, i Gilets Jaunes salgono al sabato per la manifestazione». Abita a diciassette chilometri da Tolosa, a sud dei Pirenei. «Siamo entusiasti, dopo anni ci si trova di fronte ad un vero movimento popolare di massa». Lottare per l’abbattimento del costo della benzina è stata una rivendicazione fatta propria dalla destra; per questo «per i movimenti socialisti e sindacali parigini, la resistenza al movimento è stata la prima reazione». Il prezzo del carburante è essenziale per chi vive fuori da Parigi, dalle grandi città; «il parigino non vede il problema». Allarga il discorso Cosimo Scarinzi, leader della CUB, «per la necessità di lavorare, di fare la spesa, il costo della benzina è parte rilevante dei propri consumi». «Appena il movimento si sviluppa a partire da quel diciassette novembre in cui la gente è scesa in strada», riprende Nada, «le rivendicazioni si arricchiscono, la vera questione è la redistribuzione della ricchezza». «In Europa abbiamo vissuto le conseguenze delle misure neoliberiste». Scarinzi richiama la categoria interpretativa della povertà, «negli ultimi dieci anni, la popolazione francese ha vissuto le tipiche misure che conosciamo anche noi in Italia, tagli alla spesa pubblica, ai servizi». Nada punto il dito sull’abolizione dell’imposta di solidarietà sul patrimonio (ISF). Stefano Capello, militante CUB, spiega la teoria dello “sgocciolamento”, «se faccio sì che i ricchi siano più ricchi, consumando, faranno cadere qualche goccia sui più poveri». Si concedono alle imprese quaranta miliardi l’anno senza richiedere alcuna prova relativa alla creazione di occupazione. Intanto, aumenta la pressione sui salari, il costo delle assicurazioni, si tagliano treni e i piccoli ospedali. Nada parla di “rottura del patto sociale”, poi passa a descrivere i blocchi stradali. «Per più settimane si è bloccato l’accesso al grande supermercato; lo si faceva nel giorno di mercato per obbligare ad andare al mercato dei produttori locali». «Al venerdì sera alle 20.30 l’assemblea generale coinvolge 250-300 persone. Alla manifestazione si è contenti quando si è in quattrocento». Si decide collettivamente quali sono le azioni per la settimana e si prepara la manifestazione del sabato. Lo definisce un “mouvement de fond”, per l’ottanta per cento non si tratta di militanti politici. Qualcuno si occupa di un caravan per la distribuzione di alimenti recuperati dallo scarto dei supermercati. Passaggio delicato, «l’estrema destra pone questioni reali pur prospettando soluzioni inaccettabili. Sono persone che fanno saltare gli schemi». Alan Bihr in un contributo riproposto nel fascicoletto distribuito ai partecipanti, naturalmente giallo, si domanda il motivo dell’assenza di una certa sinistra. Parimenti, il supposto antiecologismo, critica di cui si è fatto mentore Luca Mercalli in un’assemblea Notav del 6 dicembre scorso, prima della manifestazione in piazza Castello, va ridimensionato. «I borghesi ecologisti inquinano di più dei proletari», spiega Scarinzi. Il governo che aumenta il prezzo della benzina come scelta ecologica è lo stesso che «taglia le linee ferroviarie locali per costringere ad andare in auto». Il sindacato “Sud Solidaire” mette a disposizione del movimento la possibilità di costruire legalmente uno sciopero. Nada ricorda infine le quattrocentocinquanta scuole bloccate dallo sciopero studentesco. E’ stupita per «la politicizzazione accelerata che il movimento ha permesso, l’occupazione di uno spazio pubblico da parte della gente». La reazione del governo è contraddistinta da «un crescendo di repressione e violenza», una vera e propria «caccia all’uomo». Il movimento è auto organizzato e si indirizza direttamente ai rappresentanti delle istituzioni. Si pensa ad uno sciopero generale il 5 febbraio.
Piergiacomo Oderda
 

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