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La piattaforma Usb per la scuola

07/02/2019 20:05
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La piattaforma Usb per la scuola

di Piergiacomo Oderda 

Persino il Dirigente Scolastico dell’Istituto Beccari a Torino interviene preoccupato per l’affluenza di docenti all’assemblea sindacale indetta dall’Usb (Unione Sindacale di Base). Si situa nell’ambito di una consultazione che precede l’incontro col sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Salvatore Giuliano, previsto per il 12 febbraio. Le prossime tappe sono Milano, Pistoia, Firenze, Bologna. 
Lorenzo Giustolisi, infaticabile animatore del dibattito, presenta una buona notizia, dal primo gennaio gli ex LSU (Lavori Socialmente Utili) e Appalti storici entreranno nella scuola pubblica, ponendo fine ad una poco dignitosa differenziazione stipendiale, a parità di mansioni. Preoccupazione viene espressa per l’ondata di arresti a militanti politici che hanno sostenuto la battaglia per la chiusura dei centri migranti. «Oggi a scuola non si può far finta che questa realtà non esista», sempre secondo Giustolisi vanno indagate «le condizioni materiali che determinano lo spostamento di lavoratori da altre parti del mondo».
Luigi Del Prete, esecutivo nazionale USB, annuncia una consultazione anche con Bianca Laura Granato della Commissione Cultura Istruzione del Senato (M5S). La prima “slide” presenta “una panoramica di mumeri”. Si prevedono 32 mila posti liberi per docenti nell’organico di diritto, 56 mila nell’organico di fatto, 25 mila per il personale ATA . Si ipotizza addirittura l’esodo di centoventi mila persone,, a motivo della “quota 100”, finestra di pensione anticipata che Del Prete definisce “62+38”, dato che non si può scendere dal vincolo dell’età. La proposta USB consiste in un bando riservato per la creazione di una graduatoria permanente provinciale per soli titoli per chi ha almeno tre anni di servizio. Da questa graduatoria si può attingere sia per conferire le assunzioni a tempo indeterminato che per le supplenze annuali o fino al termine dell’anno scolastico (30 giugno). Si temono eccessive lungaggini per un concorso riservato per il quale si chiede l’80% dei posti riservati e l’esenzione dai CFU sempre per chi abbia i tre anni di servizio.
Dal ginepraio della “quota cento”, Del Prete trae qualche elemento chiaro. La domanda va posta entro fine febbraio, il ritardo determinato dall’INPS che ha il compito di certificare la pensione potrebbe rendere non disponibili nell’immediato i posti che si liberano. La decurtazione stipendiale, mancando cinque anni di versamento dei contributi, si aggira sui duecento, trecento euro (trenta mila euro la quota di TFR immediatamente disponibile).
Determinanti le novità sul capitolo “mobilità”. Spariscono gli ambiti territoriali, a chi ha un incarico triennale viene assegnata automaticamente la titolarità nella scuola. Si potranno indicare quindici preferenze relative a scuole, distretti, comuni e province. Nei primi due casi si è vincolati ad una permanenza triennale (come da Contratto 2016-18). Per come funziona l’algoritmo di assegnazione, per i docenti che intendono tornare al Sud, si consiglia di anteporre il trasferimento interprovnciale. Nei prossimi anni, si sancisce una progressiva riduzione della percentuale destinata a questo tipo di trasferimenti rispetto alla mobilità professionale.
Il nocciolo della questione è il mancato trasferimento dall’organico di fatto all’organico di diritto. «Il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) non vuole finanziare questo meccanismo». Si tratta di almeno sessanta mila posti di lavoro che andrebbero stabilizzati nel giro di un paio d’anni. Alla distinzione tra organico di fatto e organico di diritto si aggiunge il numero crescente di posti in deroga annuali per le cattedre di sostegno in Sicilia. Il MEF ha risposto a questo problema imputando all’Inps presunte false certificazioni. Nella piattaforma, infine, si propone chiaramente che il prossimo rinnovo contrattuale debba sancire l’equiparazione giuridica del personale precario con quello a tempo indeterminato.
Piergiacomo Oderda
 

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