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“Rafforzare l’educazione dei figli” e "l'alleanza scuola famiglia"

25/02/2019 18:21

di Piergiacomo Oderda

Don Stefano Mondin, delegato di Pastorale Giovanile Salesiana del Piemonte e della Valle d’Aosta, incontra i genitori degli allievi dell’Istituto Agnelli di Torino. Rilegge il cap. 7 dell’esortazione apostolica postsinodale “Amoris Laetitia”, dal titolo “Rafforzare l’educazione dei figli”. Su ogni sottotitolo raccoglie esperienze, propone consigli, ripresi dai genitori nei lavori di gruppo. “Dove sono i figli?”. I genitori devono sapere dove siano i figli «con la testa e con il cuore in questo momento della loro vita», «a chi delegano la loro custodia quando non sono presenti, quali messaggi essi ricevono attraverso i mezzi di comunicazione». Aver scommesso sulla scuola salesiana significa stipulare un’alleanza tra scuola e famiglia. Don Stefano ha seguito i lavori preparatori al recente sinodo sui giovani, nota che i giovani al contempo chiedono libertà ma vorrebbero essere accompagnati, «chiedono una libertà con un senso». Occorre «formulare il cammino che deve fare il giovane in base al punto in cui è» (riferimento al n. 271, sul tema del “paziente realismo”, i “piccoli passi”). Nel predisporre «percorsi per accompagnare ragazzi con difficoltà dal punto di vista scolastico» ritiene importante tenere ben presente «la maturità o immaturità affettiva del ragazzo». Invita a non classificare i figli sui risultati, «in quello che non è in grado di fare, il ragazzo sta chiedendo una nuova alleanza». Si sofferma sul tema del “valore della sanzione come stimolo”, deve emergere il valore della misericordia, la sanzione per il bene del ragazzo. Riprende un’intuizione espressa in apertura dell’incontro, sull’«investimento nell’educare i figli ne va del nostro bene», i ragazzi rappresentano «l’incontro/scontro con la nostra capacità di amare». 
“La vita familiare come contesto educativo”. Don Stefano riprende le parole di papa Francesco: “permesso, grazie, scusa”. “Nella famiglia si impara a chiedere permesso senza prepotenza, a dire grazie come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare l’aggressività e l’avidità, e a chiedere scusa quando facciamo qualcosa di male”. “Sì all’educazione sessuale”: in questo ambito conviene riandare alle parole di papa Francesco in “Amoris laetitia”. L’educazione sessuale potrebbe essere intesa “solo nel quadro di un’educazione all’amore alla reciproca donazione… è importante insegnare un percorso sulle diverse espressioni dell’amore, sulla cura reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso” (n. 280.284). La famiglia resta il primo luogo per “trasmettere la fede”, “deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo”. “I genitori che vogliono accompagnare la fede dei propri figli sono attenti ai loro cambiamenti, perché sanno che l’esperienza spirituale non si impone ma si propone alla loro libertà”. 
Qualche frase colta nel gruppo di lavoro svela le preoccupazioni emergenti. «Vorremmo dargli una mano ma non sappiamo come». «Mi è capitato di piangere a 48 anni perché non sapevo come aiutare mio figlio». «Mio figlio ha paura del futuro». «Stiamo chiedendo troppo alla loro età, non reggono il carico di lavoro». «Ho sentito il fallimento quando mio figlio non rispondeva alle mie aspettative». Il brano del vangelo del giorno invita all’amore oltre misura, proprio del padre misericordioso: “una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”. Per don Stefano, la crisi educativa è «un’opportunità per motivarci, i giovani ci aspettano, attendono che assumiamo un nuovo ruolo». 
Piergiacomo Oderda 

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