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Cane sbranato e ucciso a Villar Perosa. Il comune si costituirà parte civile

10/08/2019 19:33
di Dario Mongiello 
Avrà un seguito giudiziario la vicenda dei due cani che hanno ucciso un altro cane e ferito la padrona di quest'ultimo  (leggi qui: http://www.vocepinerolese.it/articoli/2019-08-09/sbranato-ucciso-da-due-... )
Intanto il comune di Villar Perosa sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario. La signora G.S., 56 anni, che ha visto sbranare e uccidere il suo cane Riu, ha presentato denuncia presso la locale caserma dei carabinieri.
Qui pubblichiamo la sua testimonianza e alcune riflessioni sulla drammatica vicenda che G. S. ha voluto rilasciare a Voce pinerolese. 
"LA NUOVA BARBARIE"
"Andavamo a passeggio felici quel mattino, con il mio amato cagnolino, sempre con me in questi giorni di vacanza. Poi all’improvviso l’incubo sotto forma di branco, nel giro di un lampo avveniva tutto, i due cani si avventavano sul mio cane e su di me con ferocia inaudita, con potenza assassina, quella ferocia dilaniava me il mio cagnolino, loro sopra di me, sopra di lui, a strapparmelo insieme uno da un lato e uno dall’altro, e io a difendere, a non lasciarmelo strappare, lo perdevo sotto i loro colpi e poi me lo riprendevo, venivo buttata giù, contro un muro, a terra, contro gli scalini, mi rialzavo, lo tenevo ancora stretto, me lo riprendevano, mi ributtavano giù. Poi la fine, il più forte, il più feroce mi strappava il guinzaglio e in quel momento strappava il mio cuore. Lui un pastore tedesco possente, con negli occhi una ferocia che vedi solo nei film dell’orrore, io piccola e minuta, mi sono buttata su di lui, lo colpivo alla testa, poi sotto di lui a mettermi in mezzo per cercare di strappare il mio cane dalla sua morsa, per cercare di riprendermelo, la mia mano nelle sue fauci e non mollavo, l’altro cane tirava dall’altro lato e attaccava anche lui e io ancora non lasciavo, non l’avrei mai fatto, potevano sbranarmi ma io non l’avrei mai fatto. Perché lo difendi fino alla morte quello che ami, perché non lasci, perché hai giurato di difendere, perché hai amato e protetto per cinque anni, e non lasci adesso. Poi, la fine, io a terra piena di lividi e sanguinante, loro due sul corpo del mio amato cane, per l’ultimo strazio finale. Raggiunto lo scopo, lasciano la preda, ormai morente e io morente dentro accanto a lui. Mi trascino sul suo corpicino straziato e mi butto sopra di lui nell’ultimo atto finale di protezione, lui ormai mi guarda solo e si lamenta, io lancio urla disumane, che sono di disumano dolore e di dolorosa impotenza per non essere riuscita a difendere dalla ferocia, dalla furia assassina, dalla crudeltà senza motivo né scopo. Lo accarezzavo e lo baciavo, gli chiedevo di restare con me, lui mi guardava con sguardo rassegnato ma anche incredulo. Lui non aveva attaccato, non aveva abbaiato, non eravamo nel territorio dei due cani, non c’era niente da difendere, non c’era da attaccare, nessuna giustificazione, solo ferocia gratuita e assassina. Dall’altro lato l’indifferenza, il non intervenire, le urla erano possenti, per tutto il tempo, nessuna porta si apriva, nessuno usciva, nessuno aiutava, nessuna pietà.
Tutti quelli che amano i cani sanno che amore e protezione e cura vanno di pari passo, e che amore protezione e cura sono anche per gli altri, per tutti gli esseri viventi, animali o umani che siano, perché sennò non è amore, è solo possesso che non sa garantire niente, e che non porta a niente. Anzi, porta a questo, a quel mattino di sole e a come poi è finita. 
Perché la libertà di avere un cane, per amore o per difendere che sia, se non è accompagnata da amore e difesa anche per l’altro, porta a quello a cui troppo spesso ormai assistiamo. Porta alla nuova barbarie. "
G.S.
 
 

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