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Torino e la produzione musicale alla festa dell'Unità

10/09/2019 17:15

di Piergiacomo Oderda

Nella foto, da sinistra, Oskar Giammarinaro, Tigre Dei Mostricci

Giulia Zanotti, Daniele Citriniti, Susanna De Palma e Eugenio Cesaro

Eugenio Ceraso accenna una canzone della Pausini per richiamare pubblico al dibattito “Torino, storie di notti e note” alla Festa dell'Unità di Torino. Moderano due giornaliste della testata diretta da Alessandro Doi, “Nuova Società”. Spiccano sul palco Oskar degli “Statuto”, Tigre dei Mostricci (dj dei martedì ai Murazzi), Daniele Citrinini, direttore di _resetfestival ed il già citato vocalist del gruppo “Eugenio in via Di Gioia”. Giulia Zanotti parte dal 1983, anno di nascita della compagine musicale in cui Oscar Giammarinaro è vocalist, «la Torino operaia, i quartieri popolari, le periferie che hai raccontato nelle canzoni». Gli Statuto hanno inaugurato il genere “ska” in italiano. Oskar commenta con ironia l'attualità: «la situazione contingente non era piacevole ma se avessimo saputo come saremmo finiti ci lamentavamo di meno!». Torino era condizionata dagli orari della Fiat, «uscire di sera era un'anomalia». Occorreva inventarsi un modo di esprimersi, «c'era tanta voglia di essere antitetici alla città schiava della Fiat». Ricorda Piero Maccarino divenuto poi un tecnico del suono, tutti gli anni lo si ricorda con un concerto. «Volevamo esprimere la nostra voglia di cambiare», Torino era una base importante della musica “underground” di quei tempi.

Si passa alla Torino postolimpica nelle canzoni degli “Eugenio in via Di Gioia”. Susanna De Palma riscontra nella canzone “Sette camicie” (“Tutti su per terra”, 2017) «una sorta di denuncia sociale, l'individuo stretto in una gabbia». «Dopo essere uscito dall'Università, mi sono trovato a raccontare quello che vedevo per strada», racconta Eugenio Cesaro. «La lotta sociale che provo a combattere è legata alla distrazione. Oggi c'è un grande problema di indifferenza, siamo sommersi da “input” che ci distraggono». Parla di una Torino in senso orizzontale, per lo più entra in contatto con «coetanei o chi ha interessi simili a lui, sparsi nel mondo», la città è «un luogo vissuto da più realtà contemporaneamente». Non riesce a convivere con paradossi che magari i suoi genitori riuscivano a sopportare, la nostra società ci insegna a «sopravvivere sovrastando il più debole».

Giulia Zanotti ricorda «un'altra Torino che fa da “background” alla scena musicale, si creavano idee e le si faceva circolare»; ai Murazzi, «Tigre per tanti anni ha animato le serate». «Nessuno sa spiegare cos'era» questo fenomeno, si schernisce Tigre, «un miscuglio di ceti sociali, di idee. Ho iniziato per caso. Ci si trovava lì senza per forza avere una posizione sociale. Gli artisti erano contenti di stare lì, non con le solite riverenze». Lancia una metafora ardita, «era il nostro Facebook, in modo concreto ti confrontavi con i professionisti». Se avevi un'idea, andavi in un locale e te la facevano fare. «C'era movimento, gente curiosa di ascoltarti».

Susanna De Palma ragiona sul fatto che un tempo «si suonava nei club e il tuo nome cominciava a circolare», ora prima di tutto si “posta” un video su youtube. Il direttore di _resetfestival chiede al pubblico chi abbia partecipato ad un concerto nell'ultima settimana o nell'ultimo mese, chi quanto meno sappia dove trovare musica dal vivo a Torino. «Alla base dell'offerta della musica live c'è la domanda, se non c'è la domanda, non si crea l'offerta». Quando non c'era offerta, «c'era un sentimento di ingabbiamento, un'urgenza fortissima, la necessità di dire qualcosa». Ricorda il “sound” dei Subsonica sul carro del “Primo maggio” di anni fa. «L'urgenza di lanciare un messaggio si è persa, la musica è un mezzo più di comunicazione che di espressione di ideali; è la fame di musica che crea i luoghi musicali. A livello di contenuti musicali, di produzione culturale, Torino ha sempre surclassato le altre città italiane». Daniele Citriniti coinvolge nel festival giunto alla undicesima edizione delle band sconosciute. De Palma chiede cosa possano fare le istituzioni. Citriniti sostiene che bisogna attivarsi per primi per poi pretendere qualcosa da altri, «se c'è la domanda è difficile che una parte di cultura venga cancellata. Il problema si pone quando la domanda di cultura non c'è».

 

Piergiacomo Oderda

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