Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Bisogna smetterla di processare gli innocenti e assolvere i colpevoli.

08/10/2019 16:28

Succede, purtroppo, di sentire storie di operai morti sul lavoro tra i fatti di cronaca, giornali e telegiornali sprecano un sacco di parole per informarci sulle cause e sui colpevoli. Poi succede di sentire episodi in cui a morire in servizio siano le forze dell’ordine, in questi casi di parole se ne sprecano ancora di più. Pensate ai fatti di Roma e di Trieste, quante cose sono state dette: come hanno potuto sbagliare così, uno era disarmato, l’altro si è fatto disarmare, pagine su pagine di inutili parole inconcludenti, addirittura qualcuno ha detto di sentirsi insicuro difronte a cotanta impreparazione, sentendosi però sicuro nell’aprire i porti a chicchessia. Il problema è che le dinamiche dei fatti le sanno solo loro, che sono morti! Pensate se fosse successo il contrario, se a Roma il carabiniere fosse stato armato e avesse ucciso il suo assassino, se a Trieste nella colluttazione il poliziotto avesse avuto la meglio e fosse morto il suo assassino. L’interrogativo principale sarebbe stato lo stesso: quali errori hanno commesso queste impreparate forze dell’ordine? Come hanno potuto uccidere un tenero bulletto con il vizio della droga e un povero ladro di motorini? Vi siete accorti di come siano sempre colpevoli se muoiono o se uccidono. Nel primo caso sono incapaci, non povere vittime, nel secondo sono abominevoli assassini, carnefici della peggior specie, meritevoli di marcire in galera più di qualunque altro delinquente. Vi rendete conto che sono persone normali come noi tutti, non hanno superpoteri, hanno una pistola, che non possono praticamente usare, allora hanno anche un taser, da usare con cautela anche quello, perché se la “vittima” fosse cardiopatica potrebbe morire, meglio controllare la cartella clinica prima di usarlo, io direi che potrebbero dargli in dotazione un battipanni o una pantofola così nessuno correrebbe troppi rischi. Per non parlare poi di quanto debba essere frustrante per loro vedere il proprio lavoro vanificato, a volte, da certi giudici buonisti. Lo stato paga le forze dell’ordine per arrestare questi indifesi criminali e poi paga i giudici per rimetterli in libertà! E guai a torcere per sbaglio un capello a questi poveri criminali indifesi per caso, ed ingenuamente, coinvolti in un reato. Sicuramente troverebbero qualcuno pronto a salvarli dalle grinfie di queste cattive ed inette forze dell’ordine, che cercano di esercitare il loro infame mestiere a discapito di questi poverini.

Ci sono persone pronte a dare tutta la loro anima per difendere i diritti dei criminali, ma è giusto che abbiano gli stessi diritti di chi ha una fedina penale intonsa, che ha ottemperato a tutti i propri doveri? Ricordo il regolamento universitario esentava dal pagamento della retta gli invalidi, giustamente, e i detenuti. Il carcere deve sicuramente rieducare, non tutte le anime sono dannate, ma un qualsiasi cittadino che vede il proprio figlio impegnato negli studi universitari sa che dovrà pagare delle tasse in base al proprio reddito, è giusto? Per non parlare poi di quando venne a galla il problema del sovraffolamento delle carceri, arrivò uno dei tanti salvatori della patria con il decreto svuota carceri con il quale depenalizzò un sacco di reati, un po’ come se per migliorare il profitto scolastico abbassassimo la sufficienza al cinque, favorendo ultriormente i delinquenti e rendendo inutile il lavoro delle forze dell’ordine. Molti pensano di vivere ancora al tempo dei miserabili dove esistevano i Jean Valjean e gli ispettori Javert, non si rendono conto che nessuno viene più arrestato per un tozzo di pane e pochi si redimono veramente, molti reiterano il loro reato dopo aver già scontato una pena, non in tutti c’è del buono, come credono alcuni. Bisogna smetterla di processare gli innocenti e assolvere i colpevoli. Quando muore un membro delle forze dell’ordine non bisogna dire nulla, bisogna stare zitti per rispetto al morto ed alla sua famiglia.

 

Samantha Valfrè

Commenti