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NO TAV in Val di Susa. Le ragioni di una protesta. I pinerolesi alla manifestazione

NO TAV in Val di Susa. Le ragioni di una protesta. I pinerolesi alla manifestazione

Per evitare equivoci con i lettori pinerolesi, chiarisco che, come tanti di loro, sono contrario al progetto del TAV (treno alta velocità). Ho partecipato, come altre volte, a questa protesta; importante ormai, non solo per il Piemonte, ma per tutta Italia ed Europa. E’ inoltre acquisito che, nella storia contemporanea, Torino, e quindi il suo territorio, sia sempre stata un laboratorio socio politico perla Nazione, e anche in questo caso, le forti tensioni sociali, confermano l’importanza di questi eventi. Tra i fondatori storici del movimento NO TAV c’è l’amica Nicoletta Dosio, persona di cultura, ex insegnante, di Pinerolo. Quindi la delegazione di attivisti pinerolesi è stata presente con una folta rappresentanza, che oltre ai singoli, ha organizzato un pullman di sostenitori della protesta contro il TAV. Il popolo NO TAV è variegato: famiglie con bambini, operai, contadini, intellettuali, anziani, attivisti politici di (quasi) tutte le tendenze, giovani estremisti, anarchici, sessantottini. Puoi incontrare tra loro personalità come Luca Mercalli, o Gianni Vattimo. Ognuno con il suo “colore” e la sua semplicità, sono presenti, con slogan come “giù le mani dalla val Susa” “TAV = MAFIA” “Truffa Alta Velocità” ecc. C’è chi suona tamburi, chi è in maschera, chi su trattori, carri, o con mezzi allestiti con la fantasia di chi non ha risorse specifiche, ma ci crede. Una cosa è certa: questo popolo non rappresenta più solo i Valsusini, ma tutti gli Italiani che si oppongono a opere che devastano un ambiente già compromesso, concepite “maldestramente” (per dirla educatamente). L’evento è stato, secondo me, più importante dei precedenti, non solo per il maggior numero di partecipanti, circa 80mila (devi crederci davvero, per fare10 km a piedi sotto la pioggia) venuti, anche da lontano, da tutta Italia e dalla Francia. A  mio modesto parere, è stata una svolta, nella storia di queste battaglie, tra chi sostiene i lavori, e chi li osteggia da anni. Per la prima volta, molti esponenti NO TAV, compreso il leader Alberto Perino, sono entrati nel cantiere, da loro definito “non cantiere”, scortati e riveriti dalla stesse Forze dell’Ordine che, da sempre, anche con azioni discutibili in un Paese democratico, li reprimono “difendendo” le operazioni delle aziende appaltatrici. Faccio notare che solo questo “ordine pubblico” costa agli Italiani circa 90 mila euro al giorno, spesi per il personale militare, i mezzi e le strutture che li ospitano. Perché sabato mattina è successo questo? La risposta sta nei risultati delle ultime Elezioni Politiche nazionali. Una parte del successo del Movimento 5 Stelle in Piemonte è anche NO TAV, molti attivisti si sono candidati, e ora, siedono in Parlamento! Tra le cose rilevanti del loro programma c’è l’abolizione di questi progetti di infrastrutture. tanto colossali quanto costose e dannose: TAV, Ponte sullo Stretto, Muos, Inceneritori e varie altre. A detta di molti, che lo dimostrano con dati alla mano, queste opere sono state create per “scopi” diversi dalle semplici necessità del Paese. Ecco un dato che colpisce: le linee ferroviarie di Alta Velocità già realizzate, nei progetti dovevano costare circa 15 miliardi di euro, il consuntivo finale è però di 90! Cioè 6 volte l’importo previsto…

Come è andata l’ispezione parlamentare? Tensioni, polemiche, preparazione frettolosa del sito, come per nascondere la polvere sotto il tappeto, ma alla fine un dato sorprendente: quasi 2 anni di lavori, costi già fuori controllo e gonfiati, per realizzare un “buco” largo6 metrie lungo solo 17, misurati! Ed è solo il tunnel dei sondaggi, detto “geognostico”… Di questo passo, i57 kmdell’opera, è una battuta che ho sentito, pare terminerebbero in 800 anni, al costo di 900 miliardi attuali… La delegazione dei 61 parlamentari M5S ha così deciso che chiederà l’istituzione di una commissione d’inchiesta, ovviamente finalizzata ad annullare tutto, e intanto, per verificare l’opportunità, i costi, la gestione dell’ambiente, del territorio e dell’ordine pubblico, in relazione ai risultati ottenuti, molto diversi dai proclami di chi promuove la nuova struttura. Questa realizzazione, presenta numerose criticità tecniche: diffusione nell’ambiente di uranio e amianto presenti nelle rocce, cantierizzazione trentennale di un vasto territorio, ingenti sversamenti nella Dora di liquami di lavorazione, notevole materiale di risulta degli scavi da piazzare in giro per la regione, appalti a rischio mafia, inutilità effettiva e dimostrata (il traffico est-ovest è in calo da anni), occupazione di forze lavoro limitata nel tempo, gestione operativa della linea in perdita… per sempre!, mancanza di risorse economiche (è la manfrina che sentiamo per chiuderci scuole, ospedali, asili e tagliare servizi...), consistenza minima e non certa, dei millantati contributi europei specifici.

Per contro, i sostenitori dell’opera, amministratori locali di Comune e Provincia di Torino, politici nazionali, tecnici e imprese allineate e interessate; affermano, con dati “presunti” (poco scientifici e vaghi) o semplici auspici… che …farebbe decollare l’economia in Piemonte, …che è “strategica”, …che eviterebbe un isolamento della regione; cioè che, per loro, va fatta comunque!

Non ci spiegano però, parlando di ferrovie, perchè molti treni e linee locali, utili a pendolari e lavoratori sono stati soppressi in tutto il Piemonte, e continuano a chiedere sempre maggiori “sacrifici” per coprire buchi di bilanci creati da loro stessi.

(Foto Concy) 

 25/03/29013 –

Carmine Salimbene,

“piemontese del 1958, padre e nonno, attivo per l’ambiente e un futuro del mondo più giusto …”

e-mail: carmine.salimbene@gmail.com

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