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Nemmeno neve e pioggia fermano la protesta. "L'italia che resiste".

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La neve scende fitta sopra ombrelli multicolori per la manifestazione "L'italia che resiste". “Autoconvocazione spontanea di cittadini e associazioni" recita la locandina girata sui social. “Dar vita ad una catena umana attorno tutti gli edifici di tutti i comuni italiani". Davanti al comune di Torino si incrociano bandiere della Cgil, delle Acli, della Cisl con cartelli vari, da “Carovane migranti" a “Comitato mamme". Una ragazza porta appesa al collo una copia de “L'obbedienza non è più una virtù” di don Milani. Ai militanti che cantano “O bella ciao" si intrecciano nei girotondi qualche suora e un diacono. La gente si assiepa sotto i portici poi con convinzione forma una catena, incurante del tempo avverso. La motivazione: “resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciar morire in mare coloro che scappano da guerra, fame e povertà; di chi interrompe i percorsi di assistenza e integrazione; di chi istiga all'odio e alla xenofobia dimenticando gli storici valori di accoglienza e convivenza civile”. Nessuno prende la parola ma forse è proprio l'incontro con tanti visi conosciuti, provenienti anche da aree di pensiero diverse, che cementa un tentativo di resistenza civile. La convocazione di catene umane anche nei comuni piccoli è testimoniata dal girotondo di un bel gruppo  di cittadini e ragazzi di Trinità (CN). Le foto fanno riferimento alla manifestazione a Torino e Trinità (Cn)
Piergiacomo Oderda
 

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