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SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI SI INTERROGA SUI NUOVI MODELLI DI FAMIGLIA

31/08/2012 13:46

"Le 'nuove famiglie' non possono stare simbolicamente ai margini del modello prototipico, definite cioè in base alle mancanze rispetto al modello nucleare composto da padre, madre e figli". E' quanto si legge nel documento elaborato da un'apposita commissione sinodale composta da pastori, teologi e giuristi, e presentato Mercoledì sera al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi in corso a Torre Pellice.
 Per la Commissione "Famiglia, matrimonio e coppie di fatto" - istituita l'anno scorso in seguito alla decisione sinodale riguardante la benedizione delle coppie omosessuali - le varie forme famigliari sono tutte "ugualmente significative". Posizioni esplicitate dalle chiese protestanti di Milano anche in occasione dello scorso "Family-Day". Inoltre, per gli estensori del documento, che ora verrà mandato alle chiese locali per una valutazione, il matrimonio - che secondo la
tradizione protestante non è un sacramento - non è un prerequisito indispensabile alla famiglia. "Non esiste un concetto statico ed immutabile di matrimonio, né un nesso imprescindibile tra famiglia ematrimonio o tra famiglia e filiazione", si legge nel testo.
PAOLO RIBET, pastore della chiesa valdese di Torino, e coordinatore della Commissione, in una conferenza stampa ha spiegato: "La realtà delle famiglie in Italia è profondamente cambiata. Come chiesa dobbiamo interrogarci su quali sono oggi i modelli di famiglia e su come porci di
fronte a loro, con lo scopo di rivisitare anche la nostra pastorale della famiglia". Tanto più che l'ultimo documento ufficiale della Chiesa valdese dal titolo "Documento sul matrimonio", risale al 1971, e fu adottato a ridosso della legge sul divorzio.
 "Forse come protestanti, nati da un 'divorzio' dalla chiesa cattolica che non ha portato alla dissoluzione ma che, al contrario, è stato motivo di vita e di crescita, siamo nella condizione di guardare alle nuove forme di famiglia, e penso in particolare a quelle ricomposte, con lo sguardo benevolente e non giudicante del Vangelo", ha voluto sottolineare il professor ENRICO BENEDETTO, docente di teologia pratica alla Facoltà valdese di Roma e membro della Commissione che ha redatto il documento. Benedetto ha anche ricordato il concetto di matrimonio dei puritani che lo consideravano come una "conversazione, cioè la capacità di parlare e di parlarsi, di rivolgersi l'uno verso l'altro, riconoscendo che è in questa dinamica che si valuta la fecondità del matrimonio piuttosto che dalla procreazione di figli". Ci sono dunque
ragioni storiche e culturali che suggeriscono l'apertura non solo verso la dimensione plurale delle famiglie, ma anche la capacità di "ricomporre cristianamente nuovi paesaggi di vita".
Nella concezione protestante il matrimonio è un'istituzione civile, e non religiosa, ha aggiunto Ribet, precisando: "C'è una sostanziale differenza tra il concetto protestante e quello cattolico, dove la sacralità del vincolo matrimoniale proviene dall'alto e scende verso il basso del quotidiano, mentre per i protestanti il procedimento è inverso: nasce dal basso, dal dato relazionale, e mette le chiese nella condizione di doversi interrogare su questa realtà, senza pregiudizi e senza condanne".
Il Sinodo, dopo aver discusso ieri mattina sulla Facoltà valdese di teologia di Roma e sulle questioni finanziarie e di bilancio della chiesa, ha dedicato i lavori del pomeriggio alle istanze culturali quali la Casa editrice Claudiana e il settimanale "Riforma".
 Per questa mattina erano previste le elezioni delle nuove cariche amministrative tra cui quella del nuovo moderatore, che succederà alla moderatora MARIA BONAFEDE, che dopo sette anni conclude il suo mandato

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