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Centro Libro Aperto. Un aiuto per le famiglie a Pinerolo

17/05/2013 15:55

“Supportare le famiglie nell’assistenza dei compiti per i ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado

Ampie finestre lasciano trapelare i raggi del sole nelle aule del Centro Libro Aperto in V. Bignone 83/m. a Pinerolo. Emilia Caizzo ci racconta che il Centro è nato più di vent’anni fa con l’obiettivo di supportare le famiglie nell’assistenza dei compiti per i ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. «Nel giro di un anno ci siamo accorti che le priorità erano altre, non bastava l’assistenza dei compiti, occorreva formarsi sui disturbi dell’apprendimento, sulla didattica metacognitiva». Corrugo la fronte davanti a questo temine tecnico, Emilia mi spiega che la didattica metacognitiva porta il ragazzo ad acquisire consapevolezza dei processi che mette in atto per apprendere. «I ragazzi in difficoltà diventano consapevoli dei punti di debolezza e di forza e vanno a potenziare i punti di forza per compensare le carenze». Hanno ampliato il bacino di utenza, dalla scuola per l’infanzia all’università. Il potenziamento cognitivo nella scuola dell’infanzia si definisce “bright-start”, gli universitari lavorano sul metodo di studio. Fanno parte dell’équipe due logopediste, una neuro psicomotricista, una psicologa, alcune insegnati e, naturalmente, la sorella Marilena Caizzo. Il Centro è aperto in orario 14-19, dal lunedì al venerdì, mentre al mattino seguono progetti nelle scuole, è in corso un lavoro sul metodo di studio in una scuola media. In una scuola materna hanno condotto un laboratorio del pensiero per aiutare il bambino a pensare e riflettere. Si sono specializzate sui disturbi dell’apprendimento (DSA), la disgrafia, discalculia, le chiamano “diversità di apprendimento”, tengono corsi di formazione per i docenti. «A volte è possibile lavorare in classe anche quando ci sono situazioni complesse. Deve cambiare l’idea della lezione frontale, non è più la modalità a cui sono abituati i nostri figli. Cambia il modo di concentrarsi, di stare attenti. Gli stimoli sono diversi, il rapporto col testo è cambiato». Sono competenti sull’aspetto informatico ma «alcuni ragazzi grandi non sanno usare il pc per scrivere, pur essendo veloci a mandare sms». Quanti ragazzi passano da Libro Aperto? «Le logopediste hanno un bacino d’utenza di quaranta ragazzi ciascuna, considerando i bimbi incontrati nelle classi arriviamo a 350, più duecento docenti». Prediligono il lavoro in rete, far lavorare nello stesso modo tutte le persone coinvolte in un progetto didattico sul minore. Mi stupiscono ancora con il termine “disnomico”, difficoltà a recuperare i termini, all’accesso lessicale. Marilena mi spiega che si è dato un nome a tutto, «un tempo non si parlava di dislessia, era il ragazzo svogliato». Per il corso di aggiornamento, i docenti si sono autofinanziati, il laboratorio del pensiero è pagato dalle famiglie. Marilena: «Chi crede in un determinato progetto è disposto a investire. Per i privati, cerchiamo di collaborare con la scuola in modo che tutti vadano nella stessa direzione per il bene del ragazzo, per il progetto comune». Tengono anche delle serate informative, quest’anno è stato scelto il tema del disagio e interviene un neuropsichiatra. Emilia: «E’ un modo di informare e sensibilizzare». Si è costituito un gruppo di genitori con ragazzi DSA, «è necessario creare un ambiente per far circolare informazioni corrette e confrontarsi». Partecipano anche alcuni insegnanti, prendendolo come corso di aggiornamento, è un ambiente neutro dove scuola e famiglia si incontrano e si parlano in modo sereno. Si incontra al “Libro aperto” anche un gruppo di adolescenti, hanno partecipato in sei al primo incontro, quindici al secondo. Vengono dalle 18 alle 21 per un apericena. Vedono dei video, si parlano, si raccontano. Negli anni scorsi hanno invitato Luca Grandi, creatore di software didattici a Bologna per DSA, e Giacomo Cutrera, autore del libro “Demone bianco” che ha costituito un gruppo a livello italiano, giovani dislessici italiani su Facebook. Com’è nata questa collaborazione tra Emilia e Marilena? «Il centro è nato vent’anni fa solo con Emilia e altre persone, supportato da Elvira, altra sorella Caizzo. Nel 2001 Elvira ha vinto il concorso nella scuola e rimane come socia onoraria, insegna al classico di Saluzzo». Emilia è insegnante di biologia, Marilena ha alternato anni di tirocinio in ospedale con anni di insegnamento in aula. E’ entrata nella società Libro Aperto casualmente. Non avevano mai pensato di lavorare insieme. Marilena mi confida: «C’è il rischio di non smettere mai, quando Emilia mi telefona si frappone il marito, “se è per lavoro, non te la passo”». Emilia è la sognatrice, il cavallo pazzo. Marilena rappresenta la coscienza, la razionalità. Approfondimenti su www.libroapertopinerolo.it.

Piergiacomo Oderda 

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