Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Le foto. La scuola libera realizza l’uguaglianza tra tutti i cittadini. Sindacato Gilda

11/11/2016 17:30

Guarda le foto 

Il logo del sindacato degli insegnanti “Gilda” è un “jolly” su sfondo giallo. Campeggia nell’aula magna del Liceo D’Azeglio a Torino durante un’affollata assemblea sindacale in cui si alternano al microfono Piero Capello di Torino, Maria Lucia Manca, coordinatrice provinciale e Maria Domenica Di Patre, vice coordinatrice nazionale nonché capo delegazione per le convocazioni da parte del Ministero per l’Istruzione.

Il sindacato ha sede a Torino in V. Morghen 3, a pochi passi da piazza Bernini, con tre aperture la settimana, dalle 16 alle 18 (tel. 0114379384; www.gildatorino.it). Maria Lucia Manca insegna nella secondaria di primo grado e sottolinea come la cosa più importante nella scuola della repubblica sia «il rapporto docente-discente». La scuola libera realizza l’uguaglianza tra tutti i cittadini, «l’elemento fondamentale per consentire ai ragazzi di migliorare la vita e la società del futuro». L’approvazione della legge 107/15 «osteggiata, travagliata, criticata» ha provocato uno “shock”, non solo per il modo («siamo stati volutamente inascoltati»), ha demolito la scuola dalle fondamenta. «Abbiamo presentato emendamenti» ma il 7 luglio 2015 «è stato eretto un muro, lo approviamo, andiamo per la nostra strada». Le audizioni alla Camera e al Senato non hanno aperto una breccia, «abbiamo ottenuto l’attenuazione dei super poteri del preside». Il Dirigente scolastico ha un tesoretto che «elargisce secondo i criteri del comitato di valutazione». Quanto compete la didattica, p. es. il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta formativa) , riguarda il Collegio Docenti. La prof.ssa Manca esorta i colleghi a «entrare nel merito dell’ordine del giorno, chiedere di invertire l’ordine, cercare di capire a fondo cosa ci stanno presentando».

Da quest’anno scolastico, il potenziamento fa parte dell’organico dell’autonomia. Insegnanti con vari anni di servizio trasferiti nel potenziamento non vengono utilizzati secondo il comma 7 della legge 107 (musica, arte, cinema, media, legalità, sostenibilità ambientale) ma per effettuare le sostituzioni, «utilizzati come tappabuchi». Nella prima decade di novembre non è ancora stata completata la nomina dei supplenti. Al piano delle assunzioni il governo è stato costretto da una sentenza europea. Una “farsa” è stata la scelta delle discipline di potenziamento, sono stati inviati insegnanti di materie non corrispondenti alle richieste. «Tutti i docenti devono essere trattati allo stesso modo, fasi A, B o C; mettere gli uni contro gli altri non ci favorisce».

Si punta il dito sulla chiamata diretta, i Dirigenti scolastici possono scegliere chi vogliono. E’ un principio che contrasta con la libertà d’insegnamento. Per i neo immessi in ruolo, si firma un contratto triennale, si è titolari di ambito (non della scuola), «è più semplice liberarsi del collega fastidioso». La chiamata diretta riguarda il settore privato, «non c’entra con la scuola pubblica, il Dirigente è funzionario di stato, noi siamo pubblici ufficiali. Noi siamo altro!».

Maria Domenica Di Patre, docente di lingue, ora in pensione, è a tempo pieno nel sindacato. «E’ molto peggio di quello che si legge o si scrive», esordisce, quando va al Ministero, più che a contrattare va a “battagliare”. «Dopo la legge 107, i tempi sono cambiati. Portano la circolare degli organici al pomeriggio. Le nostre considerazioni devono pervenire entro il mattino dopo, “tanto è già firmata dal Ministro”. Sono sordi a tutto». Lo sciopero del 5 maggio 2015 era stato unitario, così agli scrutini, durante la discussione in Camera e Senato c’era una manifestazione continua dei docenti, tutti i pomeriggi «in un caldo torrido». Sulla prima bozza di legge di 37 articoli si erano preparati degli emendamenti, «non hanno ascoltato nulla». Si è approvato un solo articolo con 212 commi, «non si è mai visto che non si discutesse articolo per articolo».

Il 2 novembre sono stati convocati in Ministero, per trattare di tre argomenti, la mobilità («si decide la sorte dei docenti nel futuro»),  il contratto (Rocco Pinneri, uno dei tecnici del Ministero al tavolo delle trattative, ha detto che per la prima volta dal 2005 si sono investiti tanti soldi per la scuola), la chiamata per competenze (cioè la chiamata diretta). Racconta di Dirigenti scolastici seccati di essere stati chiamati in causa in agosto, di colloqui in “streaming” o delegati alla segreteria amministrativa, di richiesta di foto a figura intera per il “curriculum vitae”. Hanno chiesto tramite avvocati per la legge sulla trasparenza di vedere l’algoritmo che presiedeva alle chiamate.

Maria Domenica Di Patre ha posto una domanda ad un Dirigente scolastico siciliano su cosa farebbe nella chiamata diretta tra due docenti, di cui uno con punteggio alto per anzianità di servizio. La risposta è disarmante: «devo essere sincero, chi ha anzianità di servizio generalmente è stanco, i giovani sono entusiasti». I 500 € (bonus per la formazione), gli 80 € (per retribuzioni al di sotto dei 1500€), i 200 milioni per la “meritocrazia” non sono altro che “elemosine”, dovrebbero rientrare nel “tabellare”, «dati in busta paga a tutti i docenti».

Il nuovo reclutamento è questione di “delega in bianco” per il governo. Dopo la laurea magistrale, si sostiene il concorso e chi lo supera si sottopone a tre anni di tirocinio, uno di abilitazione e due a 400 euro al mese. Solo dopo questi tre anni, il Dirigente scolastico decide sull’idoneità all’insegnamento.

Nel dibattito, si pone l’attenzione sulle forme di protesta. Di Patre dice di averle provate tutte, lo sciopero, il blocco degli scrutini, il blocco dell’adozione dei libri di testo («solo le case editrici sono disperate»), il blocco delle visite d’istruzione (di fatto disatteso, «si pensa più agli alunni che a noi»). Conclude con l’amaro in bocca sul referendum abrogativo dei quattro quesiti, contro la chiamata diretta, il bonus sul merito, l’alternanza scuola lavoro e i finanziamenti alle scuole private, «i docenti non hanno firmato, il Piemonte è la regione in cui si sono raccolte meno firme».

Piergiacomo Oderda

Commenti