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I giovani e il tempo Dal buio della noia alla luce del dono Psicoterapeuta Francesca Di Summa

26/04/2018 9:21

La psicoterapeuta Francesca Di Summa, presidente dell’Istituto Adler, interviene ad un corso di formazione degli insegnanti di religione della diocesi di Torino (“I giovani e il tempo. Dal buio della noia alla luce del dono”), direttore del corso Clara Di Mezza per conto del Centro Cattolico di Bioetica. La relatrice è presentata da don Mario Rossino, insegnante presso la Facoltà teologica, che sintetizza i contenuti in alcune parole chiave “nichilismo, senso di vuoto, noia” «frutto di una vita che non è stata benedetta dalle emozioni che possono generare relazioni interpersonali e dare senso alla vita». L’immagine di Galimberti dell’”ospite inquietante” che condiziona la nostra vita è ricondotta al nichilismo. Non lo si può più mettere alla porta, «già da tempo in modo invisibile si aggira per la casa» (Heidegger). Il nichilismo richiama il concetto di vuoto che a sua volta si collega al vissuto dell’angoscia. La dott. Di Summa nota come in casa si crei una situazione di indifferenza dove «ognuno pensa ai fatti propri». Si sviluppa l’individualismo mentre «ciò che porta benessere è essenzialmente l’attenzione all’altro. Il senso della vita sta nell’accorgersi dei bisogni dell’altro e nel cooperare». Il sentimento sociale funge per Adler da barometro, «se dovessi misurare l’equilibrio psicologico di un individuo»; è presente in potenza in ciascuno di noi anche se non è detto che si sviluppi. A questo punto introduce il tema degli “stili di attaccamento”, «lo sviluppo della nostra mente è strettamente collegato alla relazione con la figura materna». La dott.ssa Di Summa ha notato una mamma che allattava. «Se sto parlando al cellulare, è difficile che lo sguardo sia posato sul bambino, che lo accarezzi, che mantenga un contatto corporeo, che il corpo sia in una situazione di morbidezza tale da trasmettere calore». «Le emozioni della mamma trasmettono un “regolatore emotivo” che difficilmente viene trasmesso con altre modalità». Definisce la tenerezza materna e paterna come «precursore dello sviluppo del sentimento sociale». Un monito per gli insegnanti, «la comunicazione è relazione, se nella relazione non inserisco un contenuto emotivo, quello che diciamo non ha nessun significato». Il vuoto è mancanza di emozioni, «se quando parlo con qualcuno non provo a mettermi nei panni dell’altro, a farmi carico delle emozioni dell’altro». «Oggi si parla di adolescenti digitalmente modificati, il digitale cambia lo sviluppo del cervello», attiva l’emisfero sinistro. L’emisfero destro «preposto allo sviluppo del simbolico, la narrazione, la capacità critica» si atrofizza.

«Oggi non c’è più la legge del padre: il senso del dovere, il rispetto, conquistarsi le cose, non il “tutto e subito”. Le relazioni in famiglia tra genitori e figli sono orizzontali, non verticali». «Quando si entra in relazione con gli adolescenti è importante provare a non imporre i nostri schemi di riferimento, tenere conto della realtà che sta vivendo quel ragazzo, chiedersi cosa c’è dietro quel comportamento così assurdo». Se alla provocazione si risponde con l’aggressività si entra in collisione e si fa lo stesso errore, «lui non mi rispetta, mi considera alla pari e io mi metto allo stesso livello».

Piergiacomo Oderda

Nella foto Francesca Di Summa con don Mario Rossino 

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