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Giolitti: il legame storico e affettivo tra lo statista e i cavouresi

29/03/2019 19:59

di Dario Poggio

Come da un po' di tempo risaputo, la storica residenza cavourese dello statista è stata posta in vendita da un ramo dei suoi discendenti/ proprietari. La villa posta ai piedi della Rocca rappresenta un’importante ed imprescindibile parte storica di Cavour ed è per questo che l'Amministrazione cavourese (attuale e presumibilmente anche futura) porrà sicuramente  in essere ogni tentativo per far si che questa villa non diventi proprietà di privati bensì pubblica indirizzandola a fini culturali e sociali. Un diverso utilizzo rappresenterebbe una grave perdita per tutta la comunità cavourese e non solamente.  La disponibilità comunale o comunque pubblica della villa e del bellissimo parco darebbe effettiva concretezza, fattibilità e senso compiuto anche al reclamato slogan cavourese " Visita dei luoghi giolittiani ". Un'opportunità quindi turistica e culturale da non sottovalutare.

Infatti, la nostra cittadina tra le sue molte peculiarità possiede anche quella di essere la Patria adottiva dei due maggiori statisti italiani: Camillo Benso conte di Cavour e Giovanni Giolitti.

Ma se Camillo Benso era legato a Cavour più che altro dal suo predicato nobiliare, Giovanni Giolitti, nato a Mondovì, era invece chiamato “ l’uomo di Dronero” dal nome del suo “ feudo elettorale “ nel cuneese ma, in realtà, tutti sappiamo che egli amava ed era legato, più di ogni altro luogo, proprio a Cavour.

Cavour era il suo buon ritiro spirituale, era il rifugio dove ritemprarsi dalle fatiche e dalle aspre contese politiche, era il luogo dove ricaricava le sue grandi doti di equilibrio, di mediazione, dove riscopriva la sua “piemontesità”, la sua essenza, dove ritrovava la sua piccola patria “ il Piemonte”.

A Cavour, Giolitti veniva ogni anno, a luglio, a trascorrere la villeggiatura, le sue brevi vacanze.

Si diceva che “ Non c’è forza né situazione politica che costringa Giolitti a passare l’estate a Roma”.

L’arrivo a Cavour era una “ festa” locale, infatti, ad attenderlo, c’era sempre una piccola folla: il sindaco, il dottore, il farmacista, il veterinario, i due o tre geometri del paese, alcuni suoi vecchi e cari amici cavouresi ed anche dei villeggianti incuriositi dall’evento.

Vi erano poi, immancabilmente, i suoi fedelissimi “dipendenti di casa” che Giolitti considerava veramente come suoi familiari.

Si dice che Giolitti avesse la grande arte di “ parer non dar mai ordini” e di riuscire a legare a sé, con grande sentimento, la gente comune.

I suoi “ domestici “ stravedevano, infatti, per lui e gli riservavano mille attenzioni.

In queste trasferte, seppur soggiorni di vacanza, era sempre seguito da un paio di giovani segretari, da un funzionario postale “di assoluta fiducia” incaricato della trasmissione e ricezione della

posta “Riservata del Presidente del Consiglio” e da un maresciallo con due agenti di pubblica sicurezza.

A Cavour, come noto, le “case” di Giolitti erano due.

La prima, la più antica si trovava in paese (oggi in via Plochiù) ed era stata ereditata dallo zio Melchiorre Plochiù.

Infatti, la madre di Giovanni Giolitti, Enrichetta, apparteneva ad un’antica famiglia liberale piemontese, i Plochiù.

 Era questa, quindi, la più antica dimora di famiglia (ed attualmente residenza di un ramo della stessa).

La seconda casa, invece, quella che oggi è messa  in vendita dai familiari che risiedono invece a Roma, si trova sulle prime pendici della rocca ed è un bel palazzo costruito nella seconda metà dell’ottocento in stile “ chàlet “. Quando Giolitti lo ereditò era, però, ancora abbastanza piccolo e modesto e solo successivamente fu ampliato ed arricchito sia come fabbricato che come proprietà circostante.        

In questa casa, Giolitti, fece costruire un ampio salone di rappresentanza, unica concessione al fasto, per ricevere le delegazioni ed i parlamentari che si spingevano a trovarlo fino  a Cavour.

Vuoi per la posizione decentrata, ombreggiata e ventilata, vuoi per l’ampio parco che la circondava, questa seconda dimora venne utilizzata da Giolitti nelle calde vacanze estive.

Giolitti, contrariamente a quanto sostenevano, un po’scherzosamente, alcune male lingue dell’epoca che lo descrivevano come “ Homo unius libri ”, almeno nel tempo libero, amava intrattenersi nella lettura ed in questa casa, ai piedi della rocca, aveva una ricca raccolta di libri e riviste.

Era anche un valente sportivo, infatti, amava moltissimo “tirare di scherma” disciplina che cercava di praticare con continuità o, per lo meno, di mantenersi in discreto allenamento anche nei suoi vari spostamenti di lavoro. Infatti, si diceva che dal nobile sport, non solo ne traesse beneficio il suo fisico possente ma ne fosse positivamente influenzata anche la mente che si manteneva così allenata alle diverse ma, spesso paragonabili, schermaglie dialettiche della politica.            

La sua vera passione, il suo hobby come si direbbe oggi, erano le piante e l’agricoltura.

Nel grande parco della villa sulla Rocca piantò moltissime piante che egli amava contemplare e nulla lo indispettiva maggiormente di constatare una potatura maldestra.

Passeggiava, molto spesso, tra gli alberi ed i viottoli della Rocca raggiungendo la sua sommità ed intrattenendosi a contemplare lo spettacolo veramente unico e maestoso della cerchia alpina e della rigogliosa pianura sottostante.

Una vista incomparabile su una larga porzione di Piemonte che gli riempiva il cuore di gioia e di serenità rassicurandolo sulle capacità di resistere e reagire agli attacchi nevrotici del mondo politico romano.

Quando scendeva verso la dimora non mancava di passare in rassegna, molto meticolosamente, i filari delle due vigne (denominate san Giovanni e san Maurizio) che possedeva sul lato sud della rocca e di scambiare quattro chiacchere con i fattori sulla bontà dell’ultima annata o della prossima vendemmia.

Nei dintorni di Cavour Giolitti possedeva all'epoca anche due belle cascine ed una, in particolare, chiamata "Baita dei Coalova" di ben 54 giornate.

Assai parco, moderato e di gusti semplici nel mangiare amava in particolare la " cicoria " e condiva sempre personalmente l'insalata che non doveva mai mancare nei suoi pasti.

Un'altra sua grande passione erano i “ tarocchi” o le lunghe partite a “ tresette ” giocate nella sala della villa con gli amici cavouresi più fidati o nella fumosa saletta del Caffè Sociale.

 Su queste “semplici partite”, che duravano anche due o tre ore, e sul loro significato più recondito sono stati scritti quasi dei trattati di psicologia …

” Giolitti le usava per accattivarsi la simpatia del popolino dando così ad intendere di essere come loro; Giolitti le utilizzava per tastare i sentimenti e gli umori della gente nei suoi confronti o per far capire ai grandi che egli dava la confidenza ultima solo al popolo; … i tarocchi di Giolitti lanciavano messaggi ben più sottili del Whist di Talleyrand o di quello di Metternich, giocati con i potenti della società europea…" ed altre amenità del genere.

Credo, molto più semplicemente e senza andare a ricercare troppi “ sottili secondi fini ”, che a Giolitti piacesse giocare a carte con gli amici e che dal gioco traesse quei momenti di tranquillo relax che a Roma non si poteva quasi mai concedere.

Altra non secondaria passione era il gioco del biliardo, ed è per questo che uno splendido ed antico biliardo troneggia, ancor oggi, in una sala della villa.

A Cavour, quindi, Giolitti trascorreva le sue giornate più distensive, più serene.

La villa sulla Rocca rappresentava una parte importante di se, ed oggi nelle sue sale, nel suo grande parco si respira ancora l'essenza dei suoi ricordi.    

Gli anni di Giolitti furono il periodo più felice dell’Italia unitaria fino alla seconda guerra mondiale e la sua eredità politica e morale, di grande statista liberale, rimane tuttora di grandissima attualità ed esempio di “Buon governo”.

Presidente del Consiglio per ben cinque legislature, fu uno dei più grandi statisti e politici italiani, tanto da dare il suo nome ad un’intera era della politica italiana “ L’età Giolittiana”.

Giolitti si spense a Cavour nel luglio del 1928 e riposa nella tomba di famiglia “Plochiù- Giolitti” nel cimitero della sua amata Cavour.

Nella foto cartolina d'epoca di Cavour con Giolitti

    Dario Poggio

 

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