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Un digiuno interreligioso. “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza”

08/04/2019 21:39

 

Di Piergiacomo Oderda

“Il digiuno accresce il guadagno dell’anima” scrive Basilio il Grande nella prima fra le “Omelie di argomento vario”. “Il digiuno è il cibo della nostra anima” sentenzia prima di lui Origene. “Anche nella scuola, in particolare attraverso l’insegnamento della religione cattolica, si espongano i motivi e le forme del digiuno cristiano”. Così si sono espressi i nostri vescovi al n. 16 della Nota Pastorale “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza” (4 ottobre 1994). Recente la traduzione di un trattato del Talmud “Ta anit” sui digiuni, “uno strumento di teshuva, di pentimento, di ritorno al Signore”, secondo la scheda di presentazione dell’opera curata per la casa editrice Giuntina.

Queste considerazioni mi sono frullate in testa al termine della conferenza di don Giuseppe Zeppegno, neodirettore del biennio di specializzazione in Teologia morale. Il titolo recita “Cibo e ritualità, l’alimentazione nelle grandi religioni. Una valutazione critica circa le regole dietetiche”. Forse è proprio il digiuno un elemento che ci permette di seguire linee di convergenza fra diversi modi di avvicinarsi al sacro. Tra le festività ebraiche, due digiuni nei mesi estivi ricordano la distruzione del Tempio di Gerusalemme e proprio le venticinque ore di digiuno dello “Iom kippur” rappresentano un forte senso di identità per il popolo ebraico. Gli ortodossi ampliano le regole sancite per i cattolici, «tutte le feste vengono preparate dal digiuno». Alcuni esempi: il digiuno degli Apostoli (dalla domenica dopo la Pentecoste al 29 giugno), della Dormizione (1-15 agosto), della Natività, la vigilia della Teofania, dell’Esaltazione della croce (14 settembre), della Decapitazione di Giovanni Battista (29 agosto). Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, quando “fu fatto discendere il Corano” (sura II, 185). «Educa alla pazienza, alla modestia, alla spiritualità». Si digiuna durante il giorno, dopo il “maghrib” (preghiera del tramonto), «ci si ritrova insieme in un clima di festa, iniziando a consumare uno o tre datteri, come faceva Muhammad».

Nel Buddhismo, «il digiuno serve per ottenere un livello più alto di spiritualità, una fase iniziale di autodisciplina, uno dei sacrifici (“dhutanga”) che i monaci praticano per avvicinarsi all’illuminazione». Nelle religioni hindu, si digiuna l’undicesimo giorno dopo la luna calante e l’undicesimo dopo la luna crescente; la parola “upvas” significa digiuno nel senso di «sedere vicino a Dio, un movimento di unione con l’assoluto».

Don Zeppegno si sofferma su altre regole per esempio relative alla macellazione degli animali. Anche qua appare una convergenza tra le norme “kasherut” del mondo ebraico, “mai mangerai la carne con il sangue” (Dt 12,16) e il rituale “halal” per il mondo islamico che prevede il taglio simultaneo di giugulare, carotide, trachea con un coltello di ferro affilato, pronunciando il nome di Allah e accertandosi della fuoriuscita del sangue. «Il rispetto delle prescrizioni alimentari evita discriminazioni, migliora processi di inclusione». Una conseguenza pratica di questo principio è, per esempio, quanto si legge nelle nuove regole penitenziarie europee, “condizioni detentive che violano diritti umani non possono essere giustificate da mancanza di risorse”, occorre tener conto anche di religione e cultura. Nella ristorazione scolastica, a Torino, su 55 mila pasti, 4500 richiedono menù alternativi senza carne di maiale (proibita per l’Islam) o senza carne né pesce. Nei titoli di due libri consigliati appare significativamente il termine “diritto”: “Cibo, religione e diritto. Nutrimento per il corpo e per l’anima”, Antonio G. Chizzoniti (2015); “Cibo e pratiche alimentari tra diritto e religione. Strategie euristiche dell’età premoderna”, Maria Sole Testuzza.

Un’équipe coordinata dalla responsabile Clara Di Mezza, con il dott. Ciravegna, l’infermiera professionale Patrizia Testolina e l’insegnante di religione Antonio Fuldone è a disposizione per le classi che intendono approfondire tematiche di bioetica. L’iniziativa rientra nel protocollo d’intesa siglato quasi dieci anni fa tra il Comitato nazionale di bioetica e il Ministero dell’Istruzione.

Piergiacomo Oderda

 

 

 

 

 

 

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