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Cavour cenni di vita medioevale tra streghe, sicari, servi e gabelle. Chiusi tra le mura e Rocca

05/09/2019 18:34
 

Cenni di vita medioevale tra streghe, sicari, servi e gabelle. 

Cavour. "Chiusi tra le mura e la Rocca" 

di Dario Poggio

Parte prima

Nel medioevo, in tutti i paesi e comunità, profonde paure si impossessavano degli uomini al calar delle tenebre quando si riteneva che il regno del male prendesse sistematicamente il soppravvento.

 La notte era descritta e vissuta come nera, orrida, piena di insidie, un tempo malvagio per sua stessa natura.

L'oscurità favoriva gli spettri e le streghe con i loro malefici. Nell'oscurità si potevano incontrare le masche, i lupi, le iene ...e famelici licantropi.  Ma, molto più realisticamente, uomini malvagi, banditi, sicari (armati di stiletto e nascosti nel buio di un porticato) e ladri di ogni sorta che si muovevano furtivi ...

La gente intimorita si rintanava fino all'alba ben sprangata in casa ed al riparo della cinta muraria del paese costruita principalmente per difendere dall'assalto dei nemici ma anche per isolare dalle forze maligne della notte.

In tutti i nostri paesi, per motivi di sicurezza, erano istituite le ronde costituite da tre/quattro soldati armati che percorrevano le vie del paese tre ore dopo il tramonto quando si udivano i rintocchi della campana che dava inizio al coprifuoco (tempo in cui non una luce doveva trapelare dalle finestre).

Caratteristica piemontese, riportata negli Statuti comunali, era che le ore si contavano abitualmente in modo diverso dagli altri luoghi in quanto si cominciava dalla prima ora della notte (l’ora prima ..., l'ora seconda ecc.…tradizione che si è andata poi via... via perdendo).

Inoltre, durante le ore della notte era assolutamente vietato lavorare ed era proibita la circolazione anche se, nei vari Statuti, alcuni mestieri non contemplavano questo divieto come i fornai, i medici e le levatrici.

Il borgo di Cavour era racchiuso dai tre lati possibili (il quarto era rappresentato dalla Rocca) da alte mura con alcune torri mentre a metà costa e sulla cima della Rocca vi erano due possenti castelli chiamati Inferiore e Superiore. Nel secolo XI si registrarono i loro primi feudatari o " Dominus castri" che furono i Piossasco ( Petrus Dominus del superiore e Omodeus dell'inferiore).

I Piossasco del castello inferiore, furono poi espulsi da Cavour e si ritirarono nel vicino castello di Mombrone cambiando il loro nome in signori di Mombrone; mentre i Piossasco del castello superiore dopo molti anni e varie vicissitudini dovettero anch'essi cedere forzatamente ai Savoia il castello per cui ricevettero una somma in pagamento. 

 Questi signori ( Piossasco, Savoia o Acaia che fossero )  ed i loro armati svolgevano un ruolo di difesa e protezione ma rappresentavano anche un pesante vincolo per la comunità sottoposta ( la Cavour medioevale ( precisamente nel 1377 secondo il Cibrario ) contava circa 150 fuochi come erano chiamati i nuclei familiari che contavano complessivamente una popolazione di 750/800 abitanti ) richiedendo il pagamento periodico di tasse, tributi, gabelle a cui tutti dovevano immancabilmente sottostare.

Il medioevo rappresentò un periodo dove il " calpestar la legge " non era cosa insolita soprattutto da parte dei molti signorotti locali che, di fatto,  potevano fare il brutto ed il cattivo tempo a loro completa discrezione.

Vi erano ancora, in molti casi, i "servi della gleba" una categoria di persone a cui " tutto era richiesto ed a cui tutto era negato “. Poveri uomini, schiavi cristiani legati alla terra ed in assoluta dipendenza del padrone. Di norma però vi erano gli "Allodieri" ovvero contadini liberati dalla servitù  che abitavano e coltivavano un pezzo di terra di loro proprietà.

Nei borghi cittadini  oltre ai molti  "Artigiani " che svolgevano i più svariati mestieri  ( famoso e riportato dallo storico Gabotto il buon maniscalco cavourese  "Guastaferro" che accudì per 19 giorni dal 12 al 30 0ttobre  del 1334 i numerosi cavalli dell'esercito di Aimone di Savoia feriti nei combattimenti contro le truppe di Giacomo d' Acaia e ne fu retribuito con quattro lire d'oro viennesi ) ed i pochi " Borghesi" che svolgevano le più antiche professioni (speziali,  medici , notai ecc..) vi erano numerosi "Osti" che conducevano le locande e taverne  dell'epoca; generalmente  buie stamberghe dai nomi però sempre altisonanti ( Leon  d'Oro, La  spada Reale, La Corona Grossa ecc ....) dove si beveva  vino in capienti boccali (  ad esempio a  Cavour erano tarati "ad misura caburrensem" che corrispondeva a circa mezzo litro ).  

 In tale contesto oltre alle tasse da pagare prevalentemente in natura ma anche in moneta (il Denaro Secusino in argento coniato dai Savoia, il Ducato, il Fiorino e il Grosso degli Acaia, lo Scudo, il Soldo, il Tallero, la Lira viennese) si svilupparono le famose " Esazioni " ovvero degli " Jus" signorili.

Per citare un esempio quando i Savoia si assicurarono il dominio di Cavour istituirono i diritti fiscali del "Dominus o Princeps " che nel 1243 erano ben sette  ( vedi le memorie civili e religiose di F.Alessio )  : Tasse per le crociate, donativo in caso di matrimonio della figlia del  Princeps, il riscatto per i prigionieri o per i servi che volessero rendersi liberi, la tassa per la festa della cavalleria, la tassa in caso di passaggio dell'Imperatore , la tassa per il bene pubblico e quella per il particolare interesse di Cavour.

Queste ultime due a completa discrezione del "Dominus" tra cui potevano annoverarsi il " diritto della mano morta" per cui tutti o parte dei beni del contadino defunto venivano confiscati, il diritto di " maritagium o forismaritagium" che il padre della sposa doveva corrispondere al signore locale per ottenere il permesso di darle una dote (questa tassa si estendeva anche alle vedove che si risposavano).

Ma in alcuni casi, fortunatamente assai rari tanto da provocare vere rivolte armate del popolo, si adottò o si tentò di adottare anche il più odioso di tutti i diritti lo " Jus primae noctis” o diritto di prelazione... sulla sposa (vedi ad esempio " Cronaca della città di Cuneo " di F. Rebacini ed anche una antica diceria popolare o leggenda nostrana che narra proprio di tale "Jus" applicato spudoratamente da un castellano locale). Nella foto Villici medioevali

                                                                                               Dario Poggio

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