Facebook Twitter Youtube Feed RSS

VIDEO. Sergio Schiavi, la storia come gioco

24/12/2019 19:59

VIDEO

di Piergiacomo Oderda

Il frastuono della sala “Jolly jocker" in corso Dante a Torino è indice del successo dei giochi da tavolo tra le nuove generazioni. Incontriamo Sergio Schiavi, un inventore e designer di questi giochi e gli chiediamo un consiglio, come mai bisogna regalare un gioco da tavolo. “Giocare naturalmente è bellissimo, anche collezionarli! Dipende da che tipo di gioco, un gioco da tavolo normale che ti permette di giocare con più persone è sempre un bel momento, condividi, ti diverti; un gioco di guerra come quelli che faccio io, che mi piace pensare e disegnare, è una sfida un pochino più approfondita, un'eterna partita di scacchi che continua”. Approfondiamo i giochi realizzati da Sergio e cominciamo dall'ultimo in ordine di apparizione, “Bottles”, “quanto tempo hai dovuto spendere per informarti sulle carte gioco, sui vini rari e pregiati?”. “La scelta finale delle carte è stata fatta in un locale con un esperto che ha scartato un sacco di proposte, ha detto “no, questo ha questo valore; questo è fatto così”. Mi ha aiutato tantissimo, è di un'enoteca qua vicino”. Il gioco precedente, “From Salerno to Rome" simula i primi dieci mesi della campagna d'Italia durante la seconda guerra mondiale, dallo sbarco di Salerno fino alla presa di Roma, dal settembre 1943 al giugno 1944. “Dove nasce la tua passione per la storia?”. “Credo di aver letto a dodici anni “Storia della guerra civile americana” di Raimondo Luraghi che poi per motivi professionali ho incontrato, ho avuto il piacere di lavorare con lui. Ho sempre letto saggi di storia, ho sempre giocato quando questi giochi hanno iniziato ad essere portati qui dal mercato americano. Arriviamo alla seconda guerra mondiale che è la guerra per definizione, nessuno ha mai trattato la seconda guerra mondiale in Italia in un modo molto approfondito. C'era un vuoto, avevo letto molto materiale, ho parlato con un po' di persone che mi hanno dato delle dritte interessanti. Poi a me piace disegnare, come professione sono un cartografo, disegnare delle grandi mappe per me è divertente. Dato che nessuno lo aveva mai fatto, mi sono cimentato”.

Nel regolamento, si legge: “con il vostro aiuto, la seconda parte 1944-45, lo sfondamento della linea Gustav fino alla Pianura Padana, oltre la linea gotica”. Chiedo cosa significhi “con il vostro aiuto”.

“Finanzio i giochi su www.kickstarter.com. Presuppone che le persone si fidino ciecamente, se non ti conoscono e non hanno mai visto i tuoi giochi prima. In più ti danno il denaro prima, senza la certezza che tu riesca a restituirglielo, è proprio un impegno quello che tu prendi”. Per un'introduzione al primo gioco realizzato da Schiavi, “Radetzky's march” domando cosa sia un “wargame”. “È una mappa su cui è stampata una griglia esagonale che permette di muovere dei pezzi come se fossero degli scacchi ma molto più definiti e complessi, hanno diversi valori, anche un valore di movimento. Quindi avrò una pedina che si muove su questa scacchiera, il nemico altrettanto. Tramite una serie di tiri di dadi, un po' di fortuna chiaramente serve in questi giochi ma non solo, con delle manovre particolari riuscirò ad eliminare le pedine avversarie, ad occupare delle posizioni chiave di questa mappa e quindi a vincere il gioco. In particolare, perché funzionino questi giochi devono essere associati ad una scala temporale, tipicamente un soldato in un'ora potrà muoversi di due chilometri oppure in un anno si potrà muovere di x, quindi bisogna dare tutta una serie di parametri più o meno corretti”.

Alessandro Barbero ha collaborato ai giochi di Schiavi come “playtester” cioé chi prova e valuta i giochi nel suo sviluppo. “L'ho contattato io su un progetto precedente, avevo mappato quasi duecento campi di battaglia italiani dal 480 a. C. fino alla seconda guerra mondiale, tutti georeferenziati,  avevo chiesto il suo parere per un altro progetto che mi era stato finanziato. Poi parlando, scrivendoci perchè ci siamo solo scritti, è venuto fuori che lui giocava. Una volta è venuto da me con un gioco sotto il braccio, l'abbiamo montato, era da anni che non giocavo più e abbiamo iniziato a giocare. Questa cosa è diventata un appuntamento settimanale. Abitiamo anche abbastanza vicini tra l'altro. La cosa è evoluta, lui stava lavorando su Caporetto, mi aveva chiesto di fargli delle illustrazioni, delle cartine. Nel frattempo ho anche disegnato un gioco con cui si potesse simulare la battaglia, l'abbiamo giocato poi finalmente ho pensato a questo, mi è piaciuto molto, sono andato avanti”.

“Quanto tempo e risorse servono per documentarsi adeguatamente volendo creare una simulazione storica?”. “Tantissimo, centinaia di ore, lo fai per passione, il tempo che passi a documentarti è naturalmente infinito. E' utile? Sì, senz'altro però alla fine come mi è successo per l'ultimo gioco su cui sto lavorando sulla seconda guerra mondiale in Italia, ad un certo punto devi dire basta, non posso più documentarmi, è interessante, ma io devo fare un gioco”.

Un chiarimento su “kickstarter”, “una piattaforma di crowdfunding, nata alcuni anni fa. Porto un progetto che è nella mia testa, una preproduzione. Spiego la mia idea con un format molto semplice che ti mettono a disposizione. Definisci un target economico che vuoi raggiungere, un tempo per poterlo fare che in genere è molto breve, al massimo mi sembra sei settimane. Poi parti e la gente se vuole finanzia la tua idea, ne hai un ritorno che economicamente non è mai comparabile a quanto hai investito. Negli anni questo metodo si è evoluto, in alcuni casi è una vera e propria prevendita come succede con i giochi da tavolo”. Per approfondimenti sui giochi di Sergio, consultate il sito www.dsimula.com.

 

Piergiacomo Oderda

Commenti