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Torino Spiritualità prevedono un appuntamento dedicato al Comitato Interfedi

14/10/2020 18:22

di Piergiacomo Oderda

Tutte le edizioni di Torino Spiritualità prevedono un appuntamento dedicato al Comitato Interfedi, presentato da Valentino Castellani, già Sindaco di Torino. Fra le novità di quest’anno, l’inserzione di brani musicali suonati da un duo di violino e violoncello (Jeffroy Bisiach e Gianni Berutti) che fungono da intermezzo tra letture a cura di esponenti delle diverse religioni.

Dopo il “Duo in Do maggiore” di Beethoven, Puleo del Centro Milarepa, in rappresentanza dell’Unione Buddhista italiana, parte dal respiro, tema generale dell’edizione di Torino Spiritualità. Invita a non occuparsi di altro che «la presenza mentale sul respiro», «una mente in pace sarà naturalmente consapevole». Cita Tich Nath Han, «dalla comprensione nasce la compassione». «Il Buddha è la mia consapevolezza, il dharma è la legge dell’universo, il sangha è la comunità, il corpo e i suoi processi che operano in armonia». Riccardo Saccotelli, Omar, rappresenta la comunità islamica e parte dal principio “Conosci te stesso”. Muhammad ha detto che «chi conosce se stesso di conseguenza conosce il proprio Signore». Nella lingua araba, lingua sacra per i musulmani, respiro è “nafs”, il vocabolo significa anche “anima”, «senza respiro non vi è anima e viceversa». Una melodia bachiana segnata da dolenti note al violoncello apre il contributo dell’Unione Induista. Il termine che indica “respiro” in sanscrito è “prana”, inteso come «soffio vitale, respiro della vita». Al “prana” si dedicano inni nei Veda e nelle Upanishad, il “prana” permea tutto ciò che si manifesta, è un legame tra microcosmo e macrocosmo, «tra la materia grossolana e la vita sottile, impercettibile». Se ne parla nei termini di «funzione ontologica e fisiologica», «l’auriga che ci porta alla riscoperta della vera realtà divina». «Nella nostra condizione di uomini e donne di oggi, riappropriamoci della nostra capacità di respirare per una buona salute fisica». Riccardo Di Gianni accompagna queste considerazioni con i suoni del “sitar”.

Il rabbino Someck prega perché il nuovo anno sia di salute, «la salute si chiede, non si compra». Gli ebrei festeggiano in questo periodo il capodanno. Cita un lungo brano tratto dal profeta Ezechiele (Ez 37): “Ecco io faccio entrare nelle ossa una ruah”. Ruah è immagine di vita, di aria, la cui assenza espone all’asfissia. Nel pensiero biblico, designa una parte dell’essere aperta ad un’altra Ruah. «Lo spirito della vita nell’uomo partecipa dello spirito di Dio». Nel racconto biblico del peccato di Adamo ed Eva sono implicati tutti i sensi tranne uno, il gusto (assapora il frutto proibito), il vedere (con gli occhi si nota l’albero), il tatto (il serprente propone ad Eva di toccare l’albero), l’ascolto. Non viene nominato l’olfatto, «strettamente collegato al respiro, non partecipa alla trasgressione».

Christian Vasilescu ricorda un rito particolare della tradizione ortodossa. Nella celebrazione del battesimo ricorre una preghiera di purificazione o esorcismo, è l’unica funzione che non inizia con una grande benedizione, bensì con il soffiare sul bambino, «le tue mani mi hanno plasmato, insegnami e porterò i tuoi insegnamenti». Con i tre sacramenti dell’iniziazione celebrati insieme (battesimo, cresima, prima comunione), «i bambini ritornano ad essere quello per cui erano nel giardino dell’Eden, quel corpo glorioso che siamo chiamati ad essere». Un lungo applauso accoglie una composizione che permette l’”ensemble” tra il sitar orientale di Di Gianni e il duo di violino e violoncello. Valter dell’Istituto buddhista Soka Gakkai introduce la sua riflessione: «La vita inizia con un respiro e finisce con esalare l’ultimo, se è un dono dobbiamo usarlo bene». Cita un passaggio del presidente Soka Gakkai, Daisaku Ikeda: «la buona salute è fondamento di tutta la creazione di valori». Il respiro ci permette di far vibrare le corde vocali. In questo momento di difficoltà siamo il potere della voce, «la voce svolge l’opera del Buddha» (Nichiren Daishonin), «il suono della nostra voce trasmette coraggio». Anche Maria Bonafede, pastora valdese della chiesa di Torino, si riaggancia ad un brano biblico, tratto dal primo libro dei Re. Elia è condotto in un periodo di carestia dalla Parola del Signore. «Incontra una vedova di Sarepta alla fine della sua vita per le condizioni di nutrizione». Le rimane un pugno di farina e un vasetto d’olio che Elia pretende per sé. Il figlio della vedova è gravemente malato, cessa di respirare. Elia si distende tre volte sul suo corpo e la vita torna in lui, «il respiro e la vita sono la stessa cosa». Nel brano Elia discute con Dio («colpisci di sventura anche questa vedova che mi ospita»). «Possiamo alzare la testa e dire le nostre ragioni al Signore per ottenere la sua risposta e indicazioni per la vita».

 

Piergiacomo Oderda

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