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“L’ipertensione secondaria”. Seduta scientifica on line

28/04/2021 7:32

Martedì 4 maggio alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “L’ipertensione secondaria” (www.accademiadimedicina.unito.it).

Introduce l’incontro Franco Veglio, Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Torino e socio dell’Accademia di Medicina. I relatori saranno Paolo Mulatero, Professore Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Torino e Guido Grassi, Professore di Medicina Interna presso l’Università di Milano Bicocca e Presidente della Società Italiana Ipertensione Arteriosa (SIIA).

Melania Sorbera per Medical Excellence Tv intervista il prof. Mulatero. L’ipertensione endocrina è una forma di ipertensione determinata da un’eccessiva produzione di ormoni da parte della ghiandola surrenale, una piccola ghiandola posta sopra i reni. Quali sono le cause? Nell’iperaldosteronismo primitivo, la ghiandola surrenale produce aldosteroni in eccesso, nel feocromocitoma si producono catecolamine, adrenalina e noradrenalina con effetti cardiovascolari, sul rene e il conseguente aumento dei valori di pressione arteriosa. «Queste forme di ipertensione sono frequentemente misconosciute, non comunemente ricercate». L’iperaldosteronismo primitivo è la più frequente, colpisce il 5-6% di tutta la popolazione ipertesa.

La giornalista pone la questione dei due “Consensus” della Società Europea dell’Ipertensione. Il prof. Mulatero ha coordinato questo lavoro con colleghi europei, nonché del Giappone e di Taiwan al fine di identificare in modo semplice e divulgare tra i colleghi non esperti le procedure da mettere in atto per la diagnosi, «in chi cercarla e come trattarla». Melania Sorbera chiede di descrivere queste due forme di ipertensione endocrina. L’iperaldosteronismo primitivo è dovuto ad un eccesso di produzione dell’ormone che fa riassorbire il sodio, sale e acqua dei reni. L’espansione del volume determina l’aumento del valore pressorio. E’ dovuto ad un tumore benigno in una delle due ghiandole oppure ad un’iperplasia, un lieve aumento della dimensione di entrambe le ghiandole. Nella forma monolaterale, il chirurgo procede all’asportazione. Se è nella forma bilaterale, si assegna una terapia farmacologica per il resto della vita. Il feocromocitoma è un tumore quasi sempre benigno della ghiandola che produce catecolamine. La terapia è forzatamente chirurgica.

Quali sono i sintomi? La malattia più rara (0,3-0,5% della popolazione ipertesa) è sospettata più frequentemente. Il paziente ha crisi ipertensive, aumentano i valori pressori dal livello normale a molto elevato. Prova batticuore, sudorazione, senso di agitazione, ansia. Risulta difficile distinguere la sintomatologia da quella della crisi di panico, tuttavia rappresenta un primo campanello d’allarme. Alcuni farmaci, assunti per altri motivi, possono scatenare questa reazione. Per l’iperaldosteronismo primitivo, l’unica caratteristica è la riduzione dei valori di potassio nel sangue, anche se una metà dei pazienti mantiene valori normali. Non ci sono altri segnali se non la pressione alta, dato frequente nella popolazione generale, «più del 30% ha valori pressori elevati».

La giornalista chiede quali sono i rapporti tra pazienti con la pressione alta e il medico di famiglia. Si tratta di una patologia frequente che viene correttamente gestita dai medici di Medicina Generale, talora subissati dalla numerosità delle visite. Rischiano di trattare il sintomo e non la patologia. Prima di iniziare un trattamento farmacologico occorre discernere tra chi è affetto da ipertensione essenziale a cui prescrivere farmaci ipotensivi da chi ha una forma particolare di ipertensione che necessita di un trattamento specifico. Il prof. Mulatero parla di «giro kafkiano di sostituzione di farmaci» a motivo degli effetti collaterali sopraggiunti per una diagnosi non corretta.

Come effettuare la diagnosi di queste forme di ipertensione? Il sospetto diagnostico si chiarisce con un esame della quantità di ormoni nel sangue, prescrivibile con impegnativa mutualistica. Per l’iperaldosteronismo primitivo si considera il rapporto tra i valori di aldosterone e renina. Al di sopra di un limite soglia si invia ad uno specialista per il test di conferma, sempre tramite prelievo ematico. Per il feocromocitoma si fa il dosaggio degli ormoni prodotti dalla ghiandola surrenale, le metanefrine che derivano dalle catecolamine, presenti nel plasma e nelle urine.

Si ribadisce il trattamento di queste due malattie. L’iperaldosteronismo nella forma bilaterale (70% dei pazienti) richiede farmaci specifici non comunemente utilizzati per l’ipertensione arteriosa. Bloccano i recettori dell’aldosterone per cui vengono inibiti nel loro ruolo di far aumentare i valori pressori. Nella forma monolaterale si può utilizzare un approccio di tipo chirurgico, poco invasivo come per l’appendicite o i calcoli alla cistifellea (paziente dimesso dopo due giorni). L’intervento chirurgico è indispensabile per il feocromocitoma, «il tumore che butta fuori grandi quantità di ormoni produce una crisi ipertensiva che può condurre ad effetti gravi».

La lettura del prof. Grassi riguarda le somiglianze e differenze tra le linee guida della Società Europea di cardiologia (ESC) e della Società Europea di ipertensione (ESH) e quelle della Società Internazionale di Ipertensione (ISH), cercando di evidenziare le implicazioni pratiche e le raccomandazioni che possono avere maggiore impatto nella pratica clinica quotidiana. Si sottolinea la necessità, raccomandata dalle Linee guida, dell'impiego precoce nella storia clinica della malattia della terapia farmacologica di associazione, in modo da permettere un miglior controllo pressorio nella popolazione.

 

Piergiacomo Oderda

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