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La Sacra Sindone tra scienza, storia e fede

04/05/2021 15:54

La Sacra Sindone tra scienza, storia e fede

di Giovanna de Liso

 La ricorrenza della festività dedicata alla Sacra Sindone di Torino fissata al 4 maggio risale al 26 aprile 1506, giorno in cui Papa Giulio II approvò sia il testo della Messa e dell’Ufficio, sia la festività in onore della Sindone. La scelta di tale giorno fu presa poiché giorno successivo al 3 maggio, giornata dedicata alla venerazione della Santa Croce di Cristo, in quanto ricorrenza del ritrovamento da parte di Sant’ Elena della Croce di Cristo a Gerusalemme. Dopo il Vaticano II la festività della Santa Croce fu spostata al 14 settembre. Già il trattato di Sisto IV (1414-1484) sul “Sangue di Cristo” aveva portato Giulio II a considerare la Sindone come il Telo che avvolse nel Sepolcro il corpo di Gesù di Nazareth, il Cristo. Inoltre, la “Missa Sacrae Syndonis qua Corpus Domini Nostri Iesu Christi e Cruce in Sepulcro positum involutum fuit” avvalla da parte di Giulio II l’autenticità dal punto di vista di fede e quindi devozionale della Sindone, che allora era ancora alla Sainte Chapelle di Chambery, dalla quale fu poi trasferita a Torino nel 1578. L’aspetto più decisamente teologico di reliquia da venerare si intravvede già alla fine del XVII secolo,successivamente sottolineato nel 1976 dal cardinale Michele Pellegrino, nel 1994 dal cardinale Giovanni Saldarini e nel 1973, il 23 novembre, da papa Paolo VI durante l’Ostensione televisiva.

Tuttavia, dopo secoli di testimonianze storiche, artistiche e devozionali nei confronti della Sindone di Torino, solamente alla fine del’800, precisamente nel 1898,quando il fotografo Secondo Pia fotografò la Sindone di Torino, scoprendo che l’Immagine in essa presente è un negativo fotografico, iniziò uno studio multidisciplinare scientifico (la sindonologia), tuttora sempre più articolato e sorretto da tecnologia sempre più avanzata. Ulteriori fotografie dopo quelle di Pia, ricordiamo quelle del fotografo professionista Giuseppe Enrie, che nel 1931 confermò le osservazioni di Pia sul negativo fotografico, svilupparono un crescente interesse da parte di studiosi indipendenti da impostazioni di fede e di scienziati.

Nel 1978 un gruppo di 31 scienziati sotto l’egida dello Shroud of Turin Research Project (STURP) ottennero il permesso di effettuare misure dirette sul Telo sindonico.

Dai lavori di Paolo Di Lazzaro, Vice-Direttore del torinese CIS, del Centro Internazionale di Sindonologia e ricercatore affermato dell’ENEA, vediamo che si effettuarono numerose misure non distruttive “di spettroscopia infrarossa, visibile e ultravioletta, di fluorescenza a raggi X, di termografia e pirolisi, di spettrometria di massa, di analisi micro-Raman, fotografia in trasmissione, microscopia, prelievo di fibrille e test microchimici.

Continua Paolo Di Lazzaro: “Le decine di misure effettuate, portarono i ricercatori dello STURP a concludere che “l’immagine corporea non è dipinta, né stampata, né ottenuta tramite riscaldamento” Inoltre, la colorazione dell’immagine risiede nella parte più esterna e superficiale delle fibrille che costituiscono i fili del tessuto di lino, e misure effettuate recentemente su frammenti di telo sindonico [Fanti 2010c] dimostrano che lo spessore di colorazione è estremamente sottile, pari a circa 200 nm (1 nm = 10-9 m = un miliardesimo di metro), ovvero un quinto di millesimo di millimetro, corrispondente allo spessore della cosiddetta parete cellulare primaria della singola fibrilla di lino. Ricordiamo che un singolo filo di lino è formato da circa 200 fibrille”

Il Telo sindonico di Torino misura circa 441 cm in lunghezza e 113 cm in larghezza. Esso ha sicuramente avvolto un cadavere, la cui immagine frontale e dorsale (non laterale) evidenzia la morte di una persona che è stata flagellata, torturata e crocifissa con chiodi. L’immagine è appena visibile e presenta caratteristiche fisiche e chimiche molto particolari  ed ancora inspiegabili alla luce dei recenti studi. Nessun ricercatore è riuscito a riprodurre immagini simili con le medesime caratteristiche, soprattutto è sconosciuta l’eziologia della formazione della stessa immagine. Tra i ricercatori più importanti che studiarono l’Immagine, o fecero ipotesi sulla formazione di essa, ricordiamo J. Cordiglia, M. Moroni, B. Bollone, Barberis, Balossino, Jorio e Massaro, Adler, poi Culliton, Gilbert, Jumper, Pellicori, Accetta, Morris, Heller, Schwalbe, Mc Crone, Jackson, Fanti, Ferrero, Garlaschelli, Heimburger, Paolo Di Lazzaro, Lattarulo, Fidani, Brillante…

Ancora dalle parole di Paolo Di Lazzaro osserviamo che altre importanti informazioni derivate dai risultati delle misure STURP sono le seguenti:

 a) Il sangue è umano, e non c’è immagine sotto le macchie di sangue [Heller, Jumper 1984];

 b) la sfumatura del colore contiene informazioni tridimensionali del corpo [Jackson 1984];

 c) le fibrille colorate (di immagine) sono più fragili delle fibrille non colorate.

 d) la colorazione superficiale delle fibrille di immagine deriva da un processo sconosciuto che ha causato ossidazione, disidratazione e coniugazione della struttura del lino [Heller]. In altre parole, la colorazione è conseguenza di un processo di invecchiamento accelerato del lino [Jumper 1984].

La sorprendente caratteristica dell’Immagine dell’Uomo della Sindone di non essere fluorescente alla radiazione UV e la caratteristica della tridimensionalità, ossia tutti i punti dell’immagine contengono l’informazione della distanza di essi (quindi del sacro lino) dal corpo, pur non sempre a contatto col cadavere, conferiscono alla Sindone un carattere di unicità non solo come reliquia, ma come oggetto di indagine scientifica, il cui percorso nella storia è ancora nebuloso fino al 1353, anno della prima fonte storica documentata della Sindone di Torino, quando il cavaliere Goffredo di Charny fece costruire una chiesa nella città di Lirey, per contenere un Sudario che avvolse il corpo di Gesù crocifisso.

Nel 1988 l’esito della datazione al radio-carbonio C14, svolta da tre laboratori, che decretò che il telo sindonico torinese, con un intervallo di approssimazione di circa 10 anni più o 10 anni meno, è di periodo medioevale compreso tra il 1260 ed il 1390, portò soprattutto i fedeli ad uno smarrimento. Tuttavia, vi sono tuttora riserve sulla correttezza scientifica dell’indagine e soprattutto non si sa ancora quanto la stessa causa della formazione dell’immagine abbia alterato o no la vetustà del lino, ossia ringiovanito il telo, la cui tipologia di fattura ci porta al I secolo prima e dopo Cristo. Per di più il Codice Pray datato intorno al 1195, che in una miniatura raffigura un uomo (individuato come Gesù Cristo) adagiato su un telo la cui fattura è a spina di pesce (come quello sindonico), coi pollici retroflessi, le mani sul pube e tre fori ad L da probabile ustione come vi sono sulla Sindone, testimonia che qualcuno l’aveva già vista prima della data assegnata dalla datazione al carbonio 14.

Per quanto riguarda l’eziologia della formazione dell’Immagine sindonica, finora l’ipotesi radiativa pare essere la più accreditata per il raggiungimento sperimentale della stessa colorazione del Telo sindonico con quello sperimentale; ricordiamo i risultati sperimentali ottenuti irraggiando, con luce laser UV (a luce ultravioletta) VUV (Vacuum Ultra Violet) tessuti di lino simili alla tipologia di tessitura a lisca di pesce come quella sindonica, raggiunti dal team di ricercatori dell’ENEA di Frascati, tra cui Paolo Di Lazzaro.

Questo risultato è relativo al processo di invecchiamento delle fibre di lino, ma ancora non si può dire nulla su come l’Immagine corporale dell’Uomo della Sindone si sia formata. Certamente il fatto che sotto i coaguli di sangue non ci sia immagine vuol dire che le tracce di sangue si sono depositate prima dell’immagine.

Continua Di Lazzaro :“L’immagine si formò in un momento successivo alla deposizione del cadavere. Inoltre tutte le macchie di sangue hanno contorni ben definiti, senza sbavature, e questa osservazione è compatibile con l’ipotesi che il cadavere non fu asportato dal lenzuolo. Mancano segni di putrefazione in corrispondenza degli orifizi, che si manifestano circa 40 ore dopo la morte”.

Le analisi anatomo-patologiche operate sull’Immagine dell’Uomo della Sindone portano straordinariamente ad una perfetta coincidenza con gli esiti patologici ipotizzati da medici compatibili con le vessazioni, torture e crocifissione dei racconti evangelici sulla Passione e Morte di Gesù di Nazareth, detto il Cristo.

Giovanna de LisoNella foto Immagine del Volto dell’Uomo della Sindone, fotografata da Giuseppe Enrie

 

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