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Mobilitazione di insegnanti dei sindacati USB e CUB e degli studenti di OSA

06/05/2021 16:38

«Vogliamo le nostre maestre anche l’anno prossimo!». La frase sorge spontanea da un gruppetto di bimbi attrezzati con rumorosi coperchi. Anche loro dimostrano solidarietà alla mobilitazione di insegnanti dei sindacati USB e CUB e degli studenti di OSA (“Opposizione Studentesca d’Alternativa”). Tra quest’ultimi, Lorenzo denuncia con foga la continuità tra i Ministri dell’Istruzione Azzolina e Bianchi. Il precariato nella scuola continua e gli studenti si troveranno a settembre senza insegnanti in cattedra. Invoca il sei politico prima di intonare “La scuola è nostra e ce la riprenderemo!”.

Alina Rosini proclama il nulla di fatto per il mondo del precariato e invita tutti i docenti a riunirsi «per dare dignità al lavoro». Elisa Cordara sottolinea come l’accettazione del vincolo quinquennale rappresenti una violazione agli articoli della Costituzione 29, 30 e 31. Racconta di insegnanti costretti in piena pandemia a percorrere duecento chilometri per recarsi sul luogo di lavoro. Giulia Bertelli cita gli stipendi dei docenti tra i più bassi in Europa. Natale Alfonsi snocciola le cifre, nella scuola su 800 mila addetti, circa 214 mila risultano precari. Il Direttore Scolastico Regionale Fabrizio Manca decide di non ricevere la consueta delegazione accampando improbabili impegni burocratici. Scatta da parte dei manifestanti il grido “vergogna” e la chiusura di un tratto di Corso Vittorio Emanuele a Torino. “Dai Eli”, i ragazzi di OSA incitano una loro compagna che rilegge la proposta di scuola estiva come «mezzo miliardo regalato ai privati quando in questo momento serve un investimento nel settore pubblico, nei trasporti. Ci hanno tolto il presente, non ci lasceremo togliere il futuro!».

Richiamo alcune linee di analisi presentate da Lorenzo Giustolisi, nella recente assemblea territoriale, sempre condivisa tra USB e CUB. L’iniziativa nazionale di sciopero si pone al termine di un percorso avviatosi l’estate scorsa quando ha ripreso vigore un confronto tra organizzazioni sindacali e studentesche, motivato dalla crisi in cui versa l’istituzione scolastica. Due giornate di sciopero, il 24 e 25 settembre scorso, hanno posto l’attenzione sulla tutela dei lavoratori, questione ancora oggi aperta. E’ necessario ragionare su organici ed edilizia scolastica. La questione della sicurezza nella scuola e del ruolo della scuola nella società non va confinata nella sola scuola. Al ridicolo balletto di aperture e di chiusure si contrappone la volontà di chi ritiene che la scuola debba sempre essere aperta e la posizione di chi si preoccupa della sicurezza del lavoro. Va chiarito che la destinazione dei fondi del PNRR non corrisponde all’ampliamento di organici e alla sicurezza reale bensì a incentivare la digitalizzazione della scuola ed a proporre un modello di scuola come “baby parking” che accoglie i nostri figli sin dalla tenera età senza preoccuparsi del modello formativo incentrato sulla competizione tra studenti. «Preparare uno sciopero è un atto di coraggio, non è un passatempo o un rituale. Conosciamo le difficoltà a scioperare, di fronte a livelli salariali inadeguati. Chiedere un giorno di sciopero è uno sforzo significativo. Uno strumento di lotta si usura e perde efficacia se non è utilizzato». Queste considerazioni valgono ancor più a seguito del recente accordo siglato dalle Organizzazioni sindacali firmatarie di contratto che limita il diritto di sciopero per esempio con l’informazione preventiva dell’adesione. «Mantenere aperte le attività produttive e quelle del settore pubblico a supporto» è subordinato al modello del “rischio calcolato”. Si induce un’abitudine a dati che riguardano contagi e mortalità, «una sorta di male accettato più o meno consapevolmente da parte di tutti». Non bisogna permettere che «quest’assuefazione diventi un meccanismo mentale». Gli studenti soffrono questa crisi sia dal punto di vista formativo che psicologico. Occorre dare centralità alla scuola, è compito di «un’alternativa sociale da costruire insieme».

 

Piergiacomo Oderda

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