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Kastamonu Italia, il co-inceneritore e le richieste di Legambiente. Frossasco

14/10/2021 6:51

L’intenzione della società Kastamonu Italia di riattivare l’impianto esistente in Frossasco dell’ex  Gruppo Trombini, già Annovati, ha comprensibilmente sollevato la preoccupazione dell’intera comunità locale. 

Si tratta dell’aspirazione legittima di riprendere un’attività produttiva ferma da tempo che deve però necessariamente tenere conto del contesto sociale, ambientale, urbanistico e infrastrutturale dell’area. Un’area che, a fianco delle preesistenti attività agricole, comprende oggi svariate altre attività industriali, artigianali e commerciali, oltre che numerosi insediamenti residenziali cresciuti in parallelo nel corso dei decenni e un complesso di infrastrutture viarie già oggi congestionate e fonte di inquinamento.

Il sito produttivo ex Annovati-Trombini, avviato negli anni ’60 e successivamente ingrandito fino alla configurazione attuale, ha ospitato per circa 50 anni un‘attività industriale importante, ha vissuto diversi momenti di conflitto con la comunità locale e registrato criticità come il vasto incendio dei materiali stoccati che non ha certo contributo a migliorare la qualità ambientale del sito.

La Legambiente intende con questa nota esprimere le sue preoccupazioni e avanzare richieste di attenzione in ordine alla valutazione delle istituzioni competenti sulla domanda di riattivazione.

Balza agli occhi innanzitutto la dimensione dell’intervento proposto dalla attuale proprietà che rappresenta quasi un raddoppio delle capacità produttive del sito (fino a 360.000 mc/anno di pannelli truciolari, rivestiti e non da film plastici), un incremento del 50% della superficie coperta con la realizzazione di nuovi capannoni, un incremento rilevante di generazione termica attraverso il coinceneritore di rifiuti e scarti legnosi.

Atteso che la rinascita di un’attività economica con il conseguente risvolto occupazionale e il recupero dei rifiuti legnosi sono obiettivi in via di principio largamente condivisi, non di meno ciò non può esimerci dal chiedere una rigorosa valutazione di compatibilità delle attività proposte con le caratteristiche del sito e dell’area circostante con le sue preesistenze. In ogni caso la proposta di riavvio produttivo non può diventare occasione per realizzare in modo surrettizio un inceneritore dedicato al mero smaltimento di rifiuti, ipotesi peraltro che dovrebbe rientrare, e appunto non rientra, nella programmazione degli impianti di smaltimento di competenza della Città Metropolitana.

La Legambiente pone alle istituzioni competenti  (Comune di Frossasco, Città Metropolitana, Arpa e Asl) la richiesta che vengano valutati preliminarmente i seguenti

aspetti:

  1. La storia del sito produttivo rende imprescindibile che la ditta presenti, se già non compreso nella documentazione progettuale, uno studio di caratterizzazione ambientale del sito che evidenzi eventuali pregresse contaminazione del suolo e del sottosuolo e indichi i rimedi e le misure che si intendono realizzare per la messa in sicurezza e, ove necessario, la bonifica e il recupero dell’area ai fini del rilancio

      produttivo.

 

  1. Considerato il rilevante incremento di attività previste (capacità produttiva, copertura di suolo, volumi edilizi, generazione termica, ecc.) e quindi dei conseguenti fattori di impatto (emissioni atmosferiche, odori, rumori, traffico con un incremento di oltre 100 tir/giorno, inserimento paesaggistico, consumo di suolo, ecc.) la valutazione di compatibilità ambientale deve tener conto in modo rigoroso e accurato della natura dell’area circostante e delle sue caratteristiche ambientali, urbanistiche, infrastrutturali, demografiche, insediative e agricole e della sua «capacità di ospitare» un siffatto ampliamento senza subirne una riduzione di qualità ambientale e di sicurezza sanitaria.
  2. All’interno di questa generale valutazione, particolare attenzione va dedicata a chiarire in modo inequivoco se il proposto utilizzo di rifiuti legnosi per la generazione dell’energia termica è coerente per dimensioni, quantità e qualità dei materiali con i reali fabbisogni termici dell’impianto produttivo, al fine di evitare che un’azione che potrebbe costituire di per sè un elemento di economia circolare e di meritoria sostituzione di combustibili fossili non si traduca invece in una surrettizia realizzazione di un polo di smaltimento di rifiuti speciali attraverso l’incenerimento. E ancora, nel caso che la proposta sia coerente con il fabbisogno di energia termica dell’impianto, occorre dimostrare la compatibilità delle sue particolari emissioni con il contesto in cui

verrebbe collocato.

  1. Infine se, come paventato da alcuni, la proposta in esame prefigura l’arrivo nel sito delle produzioni di collanti e impregnanti chimici oggi prodotti altrove, in considerazione del fatto che queste produzioni chimiche sono verosimilmente assoggettate alle norme europee e nazionali sul rischio di incidente rilevante (Dir. Seveso), occorre fin d’ora valutare se il sito presenta caratteristiche idonee ad ospitare siffatte attività e in caso negativo occorre che fin d’ora venga chiarita tale impossibilità.

 

Legambiente parteciperà alle consultazioni previste dal procedimento tramite proprie osservazioni e monitorerà costantemente lo sviluppo del procedimento valutativo al fine di scongiurare decisioni contrarie ai principi di tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute.

 

 

Circolo Legambiente di     Circolo Legambiente    Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

           Pinerolo                           Valpellice

Il presidente Carlo Bianco  il presidente Fabrizio Cogno     il presidente Giorgio Prino

 

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