Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Due giugno: festa della Repubblica Italiana. Un bene pubblico che a volte in tanti dispregiano

02/06/2023 7:08

Due giugno: festa della Repubblica Italiana. Un bene pubblico che a volte in tanti dispregiano

 

Il due giugno del millenovecentoquarantasei gli Italiani, tramite referendum, scelsero di adottare la forma giuridica della repubblica a scapito della monarchia.

La vittoria dei repubblicani non fu netta e nei giorni successivi corsero voci di brogli elettorali e si avviarono numerosi ricorsi. Al fine di calmare gli animi piuttosto accesi, Umberto II il tredici giugno, con notevole senso di responsabilità, lascio l’Italia per l' esilio a Cascais. Questa decisione, probabilmente,( sebbene il condizionale sia doveroso) evitò una potenziale  guerra civile fra i repubblicani e i monarchici.

La data del due giugno è, pertanto, la festa della Repubblica Italiana: dal millenovecentosettantasette  spostata alla prima domenica di giugno, fu ripristinata esattamente in concomitanza con la data del due giugno dall’ allora presidente Carlo Azeglio Ciampi nel duemilauno.

Nel ricordate questa ricorrenza è molto facile, se non quasi inevitabile,  scivolare in parole retoriche, melate e quindi stucchevoli.

Tenterò di essere breve e, spero, icastico.

Repubblica deriva dal latino “res publica”, ovvero la cosa, il bene pubblico.

Proprio perché la nostra è una repubblica spiace registrare come troppo spesso si agisca non nel rispetto della cosa pubblica, che è quindi di tutti, ma addirittura nel dispregio più deprecabile di essa.

Vivere in una repubblica significa avere a cuore il bene pubblico, cominciando dagli spazi pubblici, dal rispetto per gli altri, per le forze dell’ordine e così via, comprese le istituzioni, il che non significa rinunciare alla critica e persino alla denuncia, purché civile, quando queste siano colte in fallo o non efficienti nello svolgimento del compito cui sono preposte.

Senza amore da parte di tutti per la res publica non avremo mai una vera repubblica.

Ivan Albano

 

 

Commenti